Il dolore dei nostri figli

Anche in risposta a commenti molto dolorosi e doloranti che sono arrivati in redazione, oggi Psicozoo vi propone un video un pò crudo, ma abbastanza esplicito e chiaro nello spiegare agli adulti tutto il disagio dei giovani.

Consiglio a chi è molto sensibile di evitare di guardarlo, aldilà della crudezza delle scene, in questo video il dolore colpisce come uno schiaffo in pieno viso.

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3 Commenti

  • 14 giugno 2009 | Permalink |

    I genitori sono i principali educatori dei figli e devono sentire la responsabilità di questa missione che esige comprensione, prudenza, capacità di insegnare e soprattutto, di amare; nonché l’impegno a dare buon esempio. L’imposizione autoritaria è violenza e quindi non è
    una buona risorsa educativa. L’ideale è piuttosto farsi come amici, ai quali si confidano le proprie inquietudini, con cui si discutono i diversi problemi, dai quali ci si aspetta un aiuto efficace e sincero.
    Necessario è che i genitori trovino il tempo di stare con i figli e parlare con loro. I figli sono la cosa più importante, più degli affari, più del lavoro, più dello svago. In queste conversazioni
    bisogna ascoltarli con attenzione, sforzarsi di comprenderli, saper riconoscere la parte di verità o tutta la verità che può esserci in alcune loro ribellioni e allo stesso tempo bisogna aiutarli ad incanalare rettamente ansie e aspirazioni, insegnando loro a riflettere sulla realtà delle cose e a ragionare. Non si tratta di imporre una determinata linea di condotta, ma di mostrare i motivi che la raccomandano. In una parola, si tratta di rispettare la loro libertà, poiché non c’è vera educazione senza responsabilità personale, né responsabilità senza libertà.

    Cordialità, Giuseppe Felaco (genitore)

  • 17 giugno 2009 | Permalink |

    Caro Giuseppe, sono d’accordo su tutto tranne che sulla questione dei genitori-amici. Un genitore ha la doppia funzione di prendersi cura con amore e di dare le regole, e per farlo non può mettersi sullo stesso piano del figlio, mentre un amico per definizione è alla pari. Questo non significa che non debba dialogare o essere comprensivo, ma semplicemente che deve essere più adulto del proprio figlio per poterlo sostenere. Secondo me è una precisazione importante da fare. Un saluto.

  • 17 giugno 2009 | Permalink |

    No amici, ma come amici senza perdere mai il motivo del proprio ruolo.

    Spesso per affrontare i comportamenti di sfida dei nostri figli utilizziamo modi che li rafforzano. Pensate a cosa facciamo normalmente quando fanno qualcosa che noi non vorremmo che facessero: “Oddio” guarda cos’è successo! Carlo no! Ti avevo detto di non toccarlo è molto pericoloso. Siamo agitati e facciamo una gran scena per quello che è appena successo. Naturalmente stiamo facendo del nostro meglio, ma questo ci porta veramente, dove vogliamo? È importante capire, che loro non sempre sanno esattamente come comunicare ciò che vogliono e soprattutto non sanno farlo nello stesso modo in cui lo facciamo noi. Fanno del loro meglio per comunicarci quello che vogliono e usano le nostre reazioni come unità di misura, per verificare se la loro comunicazione è efficace. Le nostre reazioni sono una forma di comunicazione, incoraggiamo qualsiasi cosa di fronte alla quale abbiamo una forte reazione. Quando gridiamo o ci rallegriamo stiamo incoraggiando la cosa, al contrario se abbiamo una reazione sotto tono, non incoraggiamo tale comportamento. Il punto d’inizio cruciale, per questo percorso è rimanere calmi e rilassati quando fanno delle cose che noi non vogliamo. Stanno solo provando a comunicare. Stanno provando a prendersi cura di loro stessi nel modo migliore che conoscono (come noi del resto). Potremmo pensare: più facile a dirlo che a farlo! Faremmo bene a chiederci sempre: cosa sto insegnando o promovendo con la mia reazione, e qual è il modo migliore di reagire se voglio essere un buon insegnante/genitore di mio figlio? Rallentando e abbassando i toni delle nostre reazioni a comportamenti scorretti e aumentando quelli a comportamenti che vogliamo (l’opposto rispetto al modo in cui reagiamo di solito alle situazioni di ogni giorno), faciliteremo cambiamenti veloci e repentini. In questo modo li aiuteremo a comunicare efficacemente senza usare comportamenti di sfida. Sappiamo bene che quando un modo di comunicare cessa di essere efficace perché non determina più il risultato desiderato, quel bambino/ragazzo smetterà di usarlo. È molto utile dare ai figli una buona parte del controllo del proprio ambiente, questo fa sì che inizino a sentirsi liberi di uscire dai propri confini. Più controllo sperimentano, più si sentiranno in grado di rapportarsi agli altri. Facciamo sì che l’interazione sia centrale nel processo d’insegnamento e riduciamo drasticamente le battaglie per il controllo che ostacolano la crescita e l’interazione che si sviluppa solo in un ambiente nel quale possiamo sentirci a nostro agio. Pensiamo che possiamo portare i nostri figli a sempre nuovi traguardi, anche là dove nessuno vede questa prospettiva possibile. Non mettiamo limiti al futuro apriamo la porta a una crescita senza limiti.

    Cordialità, Giuseppe Felaco (genitore)

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