Depressione giovanile: prevenire si può

Psicozoo insiste sulla prevenzione, ne è proprio ossessionato. Perchè, vi starete chiedendo? Perchè la malattia mentale è un prezzo troppo alto da pagare per permettersi di perdere tempo. Perchè ci sono dei punti di non ritorno,  ma trattamenti adeguati possono evitare che il paziente li raggiunga. Perchè la vita è una sola e non si può buttare.


Uno studio del National Institute of Mental Health calcola che negli USA un adolescente su 12 soffre di depressione e 3 su 12 la sperimentano a partire dai 18 anni. Le statistiche inoltre evidenziano come almeno il 20% degli adolescenti che ricevono una diagnosi di depressione clinica, se la porteranno dietro da adulti, cronicizzando il disturbo.

Come è noto, molti specialisti col termine depressione diagnosticano molte patologie con diverse caratteristiche e a cui non riescono a dare un nome diverso. In ogni caso, questi dati evidenziano quanto l’incidenza del disagio mentale tra i giovani sia alta e preoccupante e tenda a cronicizzarsi col tempo. Questo se riescono ad arrivarci all’età adulta. Il suicidio adolescenziale è la terza causa di morte tra i giovani americani.

E’ per queste ragioni che gli studi sulla prevenzione della depressione giovanile, stanno aumentando e devono farlo sempre di più.

Uno studio recente, pubblicato sul Journal of the American Medical Association, dimostra che un intervento precoce, anche modesto, può ridurre  l’insorgenza di forme di depressione più severe.

La ricerca

Lo studio in questione ha coinvolto 316 adolescenti tra i 13 e i 17 anni in 4 diverse città, ragazzi con una storia di depressione o la presenza di sintomi attinenti. I giovani coinvolti, inoltre, avevano almeno un genitore con diagnosi di depressione (altro fattore di rischio importante).

Metà dei ragazzi erano assegnati ad un programma preventivo che constava di 8 sedute di psicoterapia di gruppo di 90 minuti ciascuna con il modello cognitivo comportamentale, più sei sessioni di follow-up, una volta al mese. In queste sedute si insegnava ai ragazzi a pensare in maniera più realistica e meno catastrofistica rispetto ai loro problemi e vissuti (in soldoni a trovare dei metodi di contenimento emotivo alla sofferenza).

L’altra metà dei partecipanti erano invece liberi di cercare aiuto come preferivano, attingendo autonomamente alle risorse presenti nella loro comunità, secondo le loro possibilità e scelte (farmacoterapia, altri gruppi, ecc.). I risultati hanno evidenziato l’efficacia del programma terapeutico mirato.

“Chiamiamo  il nostro metodo, modello ABCD” – afferma la dottoressaJudy Garber, professoressa di Psicologia e sbiluppo umano presso la Vanderbilt University e autrice leader dello studio.

In cosa consiste?

A- Gli adolescenti discutono su un tema che potrebbe costituire il fattore scatenante della sintomatologia (ad es. la rottura con un fidanzato, una delusione a scuola, ecc.)

B- Esplorano credenze, pensieri e vissuti rispetto all’evento (ad es. “E’ tutta colpa mia”)

C- Si interrogano sulle conseguenze percepite dell’evento (“Non troverò mai un altro fidanzato”).

D- Danno un giudizio sulle loro convinzioni, criticandole (“Sono stato realistico nella mia previsione?” “Altre persone la pensano come me?”)

Sulla base di questi risultati, gli autori stanno lavorando sulla possibilità di creare un modello di trattamento preventivo che possa essere esteso a costi ragionevoli alle scuole o alle cliniche pediatriche, con l’inserimento di Psicologi preparati che conducano il programma. Sperano inoltre di poterlo estendere  ad altri disagi adolescenziali, quali l’abuso di alcol e di droga, i disturbi alimentari, l’ansia, i problemi comportamentali e di rendimento scolastico.

Questioni fondamentali da approfondire, sono anche la durata nel tempo dei risultati dei programmi preventivi e l’influenza che essi possono avere sulla patologia dei genitori. E’ difficile infatti per un adolescente sentirsi più sereno se i suoi genitori non hanno la forza di farlo.

Conclusioni

Questo studio fondamentalmente invita i genitori  a prestare attenzione ai primi segnali di disagio mentale nei propri figli, per poter intervenire precocemente attraverso un trattamento che aiuti i ragazzi a gestire questi sintomi e a trovarne l’origine.

Nei prossimi articoli Psicozoo vi aiuterà a riconoscere i segni precoci e ad affrontarli nel miglior modo possibile.

Fonti:

- “Study: Early Therapy Can Save Teens from Depression” by Claudia Wallis – Time.com

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2 Commenti

  • 9 febbraio 2012 | Permalink |

    vorrei sapere se è pericoloso la depressione giovanile

  • 10 febbraio 2012 | Permalink |

    Cara Lela, è pericolosa nel senso che se non curata adeguatamente può diventare un problema molto serio in età adulta. Ovviamente c’è da distinguere tra la depressione vera e propria come malattia e il normale tormento adolescenziale. Il consiglio è che se lo stato depressivo appare grave, chiedere consiglio ad uno psicologo o almeno al proprio medico di famiglia è sempre meglio.

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