Nuove speranze per i pazienti che soffrono di Alzheimer: una scoperta recente potrebbe dare nuove risposte all’esigenza di una diagnosi precoce e di trattamenti efficaci.
In uno studio del 15 Maggio pubblicato nel Journal of Biological Chemistry, il Dottor Hemant Paudel e i suoi studenti Dong Han, Hamid Qureshi e Yifan Lu, dimostrano che l’aggiunta di un singolo fosfato a un aminoacido in una proteina chiave del sistema nervoso (la proteina tau), potrebbe essere la principale causa del disturbo di Alzheimer. Identificando questo fosfato, si potrebbe diagnosticare più facilmente questa patologia e forse, in futuro, creare un farmaco per bloccarne l’inserimento.
La proteina tau è presente normalmente nel nostro sistema nervoso centrale, ma nei pazienti alzheimeriani perde il controllo, formando agglomerati che, insieme alle placche senili, rappresentano la causa principale di questo disturbo degenerativo. Alcuni anni fa è stato scoperto che nei cervelli normali, la proteina tau contiene solo da 3 a 4 posfati annessi, mentre negli alzheimeriani dai 21 ai 25.
Paudel e il suo team hanno scoperto che l’aggiunta di un singolo fosfato all’aminoacido Ser202 all’interno della proteina tau è il responsabile principale dell’Alzheimer.
“L’impatto di questo studio è duplice” sostiene Paudel:![]()
- Nei primissimi stadi della malattia sarà possibile la diagnosi attraverso il neuroimaging. Non sarà più necessario, infatti, rilevare la presenza di molti fosfati tau, basterà trovarne uno.
- L’enzima che annette il fosfato alla proteina tau potrà essere bersagliato attraverso i farmaci, così potremo sviluppare nuove terapie.
Questa scoperta potrebbe dare quindi una nuova direzione alla ricerca sull’Alzheimer, finora terreno sconosciuto e inarrivabile.
Questo terribile disturbo induce una degenerazione cerebrale grave e irreversibile, fino alla morte del paziente e attualmente non ci sono cure, nè tecniche efficaci per la diagnosi precoce. Con l’aumentare dell’età media della popolazione, il numero di casi di Alzheimer sale vertiginosamente: negli Stati Uniti ci sono più di 5,3 milioni di persone che ne soffrono e a partire dal 2000 i casi di morte dovuti questa malattia sono aumentati del 47%.
Chi soffre di Alzheimer vede ogni anno aumentare il proprio grado di degenerazione mentale per giungere ad una morte certa, senza speranza di trattamento. Adesso, forse, qualche speranza c’è.
Fonti:
- Dong Han, Hamid Y. Qureshi, Yifan Lu, and Hemant K. Paudel. Familial FTDP-17 Missense Mutations Inhibit Microtubule Assembly-promoting Activity of Tau by Increasing Phosphorylation at Ser202 in Vitro. Journal of Biological Chemistry, 2009
- Alzheimer’s Discovery Could Bring Early Diagnosis, Treatment Closer. Science Daily



















