Rischio psicosi: prevenire si puo’

Ho trovato in rete una bella esperienza Finlandese di prevenzione della psicosi negli adolescenti a rischio, che può essere un buon esempio di innovazione nelle modalità con cui le malattie psichiatriche vengono affrontate dal sistema sanitario e sociale. Troppo spesso, infatti, la Salute Mentale prende in carico le persone con disturbi mentali solo quando sono già croniche, o quando la malattia si è talmente slatentizzata da rendere il soggetto pericoloso per sè e per gli altri. In questo modo le possibilità di trattamento e di guarigione si riducono notevolmente e la cura si limita solo a rendere il paziente meno dannoso per la società, spesso attraverso cure farmacologiche e sistemi di accoglienza/detenzione che riducono la persona malata ad una larva, incapace di nuocere sì, ma impossibilitata a vivere un’esistenza reale.

Il progetto

Il progetto JERI (Jovi Early psychosis Recognition and Intervention), ideato presso l’Ospedale Universitario di Helsinki, prevede un team d’intervento precoce per gli adolescenti a rischio di sviluppare il primo episodio di psicosi.

Lo sviluppo di una psicosi, allo stato attuale, sembra derivare dall’associazione di eventi stressanti di vita con una vulnerabilità caratteriale, che nasce dalla combinazione della propria struttura di personalità con le modalità educative e relazionali della famiglia e della rete sociale. Per queste ragioni l’intervento proposto da JERI è basato sull’idea di una cura multiprofessionale, adatta ai bisogni del singolo individuo, orientata alla comunità, alla famiglia e alla rete sociale, riduttiva degli stimoli stressogeni e supportiva a 360 gradi. E chi più ne ha più ne metta.

L’equipe di JERI incontra gli adolescenti tra i 12 e i 20 anni nel loro ambiente naturale, ad esempio a scuola o casa, insieme ai loro genitori e alle altre figure di riferimento presenti nella loro rete affettiva e sociale, che contattano il team in seguito alla comparsa di problematiche emotive e mentali non ancora chiare. Lo scopo del team è quello di riconoscere la presenza di rischi potenziali e di ridurre i livelli di stress intervenendo sulla famiglia e sulla rete.

L‘efficacia del progetto è stata verificata attraverso uno studio di follow – up effettuato tra il 2007 e il 2008, per valutare se e come l’intervento aiutasse gli asolescenti a rischio. E’stato verificato durante il periodo d’intervento un incremento della funzionalità e della qualità della vita per i ragazzi coinvolti a rischio di psicosi e un decremento dei punteggi rispetto ad alcuni fattori, quali la presenza di depressione, di ansia e di sintomi pre-psicotici. Gli adolescenti dopo l’intervento non hanno presentato la necessità di altre terapie o di trattamento con antipsicotici. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista “Early Intervention in Psychiatry”.

Ho pubblicato questo studio perchè credo che, specialmente in Italia, si dovrebbe dare maggiore risalto alle esperienze di intervento sulla psicosi che coivolgano non solo l’individuo, ma l’intera rete familiare e sociale che lo circonda, affrontando il disagio in tempi precoci e “non sospetti”, prima che sia troppo tardi. Perchè prevenire e curare la psicosi si può.

Fonti:
  1. Niklas Granö, Marjaana Karjalainen, Jukka Anto, Arja Itkonen,Virve Edlund and Mikko Roine. Intervention to improve level of overall functioning and mental condition of adolescents at high risk of developing first-episode psychosis in Finland. Early Intervention in Psychiatry, 2009; 3 (2): 94 DOI: 10.1111/j.1751-7893.2009.00114.x
  2. University of Helsinki (2009, May 19). Early And Network-oriented Care May Help Adolescents At Risk Of Developing Psychosis. ScienceDaily. Retrieved May 19, 2009, from http://www.sciencedaily.com­ /releases/2009/05/090514101944.htm

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