Psicozoo ama festeggiare tutte le ricorrenze, perchè sono espressione di quello che l’uomo considera sacro e degno di rispetto.
E come non dare spazio quindi alla Festa della mamma? La mamma, che tanto ha dato da lavorare a noi Psicologi, principessa di tutte le teorie dello sviluppo infantile, causa e rimedio di ogni patologia psichiatrica. Ma non siamo solo noi Psicologi a celebrarla: la storia, il mito, la scienza, la portano in trono.
Perchè?Perchè tutto comincia con lei, nel bene o nel male. E il suo mito viene da molto lontano….
La storia e il mito
Tutto cominciò nella primavera dell’uomo, durante il Neolitico o forse addirittura il Paleolitico, quando l’essere umano cominciò ad usare i simboli per esprimere i suoi vissuti. Il primo mito dell’uomo fu proprio lei, la Grande Madre, divinità generosa simbolo della fecondità della terra, della prosperità, della nascita e del miracolo della vita. Pare ( anche se non è dimostrato) che nella preistoria comandasse la donna.
Con lo spostarsi dei popoli e l’arricchirsi delle culture, la Grande Madre si moltiplica in tante piccole o grandi divinità femminili, che personificano i mille aspetti di una donna e di una madre:![]()
- Ishtar, Astarte, Afrodite, Venere: simbolo della bellezza e dell’amore
- Ecate: la fertilità e le fasi della vita dalla nascita alla vecchiaia
- Demetra, Cerere, Persefone, Porserpina: la fertilità delle messi, ma anche la morte della natura con l’inverno e del seme quando diventa germoglio, la rinascita dalla morte stessa, il volgere delle stagioni.
- Artemide, Diana: la caccia, l’aggressività, il possesso, il ciclo della nascita e morte come le fasi della luna.
L’immagine cristiana di Maria riassume, soprattutto nelle allegorie medioevali nelle quali è rappresentata come croce di Gesù, la doppia valenza di madre buona che protegge e madre cattiva che condanna.
Nella letteratura e nel cinema la Grande Madre è presente in molte e note opere: dalla figura di Medea, che ha attraversato i secoli da Euripide a Pasolini, alla Regina della Notte del Flauto Magico di Mozart, a certe battute e immagini del cinema di Woody Allen.
La madre in Psicologia
La madre, come dicevo sopra, è presente in quasi tutte le teorie psicologiche riferite alla formazione della mente e della personalità.
Sigmund Freud , padre di tutte queste teorie, affermava che all’inizio, il primo oggetto d’amore d’ogni bambino è la madre. Pur amando anche il padre, arriva a desiderarne la morte, per eliminarlo come rivale. Tuttavia, il bambino, temendo d’essere punito con la castrazione dal padre, rinuncia alla madre come primo oggetto di desiderio. In tal modo al complesso di Edipo viene collegata l’origine degli “imperativi morali”, cioè l’origine della moralità nello sviluppo della società e l’origine del sentimento di dovere di ogni individuo. Il sentimento di colpevolezza per aver nutrito il desiderio di eliminare il padre avvia il processo di identificazione con lo stesso padre, il cui effetto principale è l’accettazione dei suoi precetti morali (il complesso di Edipo porterà alla formulazione del concetto di Super-io).
Se il bambino non rinuncia mai alla madre come primo oggetto di desiderio, può diventare omosessuale o fissarsi alla nevrosi ossessiva. La fissazione della bambina può portare all’isteria o frigidità.
In Carl Gustav Jung la Grande Madre è uno degli archetipi1 più potenti e più controversi, forza creatice e distruttrice, nutrice e divoratrice. Nell’esplorare le immagini achetipiche che risultano da questo incontro, Jung mette l’accento sulla doppia qualità del simbolo della madre individuando caratteristiche positive della “madre amorosa” come la saggezza , la benevolenza, la fecondità e aspetti terrifici della “madre terrificante” relativi alla morte, alla seduzione maligna, al senso di ineluttabilità, all’angoscia.
Per Erich Neumann, allievo di Jung, la Grande Madre è dipendenza, ostacolo all’autonomia, da cui separarsi per affermare il proprio Sè ed autodeterminarsi (qualche figlio sarà d’accordo con questa visione!).
Per Bion i fenomeni che hanno origine dall’inconscio , dipendono da come si sono sedimentate le tracce di esperienze precoci che risalgono fino alla primissima infanzia e dal ruolo che in tali circostanze ha svolto la madre (o il sostituto eventuale).
Una madre adeguata alle necessità primarie del suo ruolo, secondo questo autore, è quella che può avocare a sé gli stimoli della realtà che il figlio non è in grado di gestire, di trasformarli in forme verbali e comportamentali emotivamente connotate e mostrarli al piccolo in modi adeguati all’età, evidenti e rassicuranti, rendendogli possibile averne esperienza.
Gli stimoli esterni dell’esperienza fisica e psichica, che arrivano al bambino senza che questi sia in grado di interpretarli sono da Bion definiti “elementi beta” e descritti come analoghi a conglomerati che la psiche non è in grado di metabolizzare. Essi possono entrare a far parte dell’inconscio come oggetti malevoli e distruttivi e causare nel tempo fenomeni che vanno dal disturbo psicologico, al disadattamento fino all’alienazione in più gradi e a franche forme di allucinazione. Quando tali oggetti vengono interiorizzati dalla madre e trasformati in oggetti comprensibili – da Bion detti “elementi alfa”, una volta restituiti al bambino questi può a sua volta interiorizzarli come oggetti buoni e alleati; esperienze delle quali potrà fruire inconsciamente in modo proficuo. Per Bion nella coppia madre – figlio come in quella paziente ed analista avviene uno scambio definito come rapporto fra contenitore e contenuto, in cui elementi beta vengono proiettati nella madre- contenitore per poi essere reintroiettati una volta che abbiano perso gli aspetti angoscianti (reverie).
Winicott definisce madre sufficientemente buona quella madre che, in maniera istintiva, possiede le capacità di accudire il bambino senza frustrarlo. La madre sufficientemente buona possiede la cosiddetta preoccupazione materna primaria, uno stato psicologico indispensabile perché essa possa fornire le cure adeguate al piccolo e che le permette di fornire il mondo al bambino con puntualità, facendogli sperimentare l’onnipotenza soggettiva. Tra i compiti della madre, infatti, vi è anche quello di presentare il mondo al bambino (presentazione dell’oggetto); la madre sufficientemente buona sa istintivamente quando presentare gli oggetti al piccolo, quando accudirlo, quando e come frustrarlo facendo sì che il suo sviluppo proceda senza intoppi e senza traumi soverchianti per lui.
Per John Bowlby “l’attaccamento alla madre è parte integrante del comportamento umano dalla culla alla tomba”. All’inizio della vita l’essere nutriti equivale all’essere amati, il bisogno biologico legato all’alimentazione è presente insieme a un altro bisogno, anch’esso fondamentale, quello di essere amati, nutriti d’amore, di essere desiderati, voluti, accettati per quello che si è.
E poi ci sono le mamme patologiche: la mamma frigorifero, la mamma schizofrenogena, la mamma seduttiva e chi più ne ha più ne metta.
Quante mamme ci sarebbero ancora da raccontare, buone e cattive, amate ed odiate; qui ho citato solo alcuni notissimi contributi provenienti dalla psicoanalisi, che tra tutti i modelli psicologici ha dato i maggiori contributi sull’importanza della relazione madre-bambino per lo sviluppo della personalità.
Che voi siate madri sufficientemente buone o figli che si affrancano dalla dipendenza, vi faccio tanti auguri di buona vita, nella speranza che stiate festeggiando insieme davanti ad un piatto di ragù preparato dalle manine amorevoli di mammà.
Bibliografia
- Robert Graves, La Dea Bianca, Adelphi, 1992
- Roberto La Paglia, La Grande Madre. I culti femminili e la magia lunare, Edizioni Akroamatikos, 2008
- Andrea Romanazzi. Guida alla Dea Madre in Italia – Itinerari fra culti e tradizioni popolari. Venexia. 2005.
- Jung, 1939 “Gli aspetti psicologici della Grande Madre”
Fonti:
- Bion e la teoria delle funzioni
- Wikipedia, alla voce “Grande madre”
- Gli archetipi in sintesi sono sedimentazioni dell’inconscio collettivo in ogni essere umano, in parole povere le esperienze ripetute dall’umanità nel corso dei millenni [↩]



















