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Pedofilia 2: una malattia o un crimine?

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E’ molto difficile nella percezione generale della persone definire se la pedofilia sia un disturbo psichiatrico o un reato punibile dalla legge. In realtà la pedofilia sembra essere entrambe le cose. Il DSM IV la annovera tra i disturbi mentali, anche perchè è difficile considerare “normale” una persona che provi un interesse sessuale verso i bambini. Allo stesso tempo, il pedofilo sembra agire con lucidità e compie un atto che colpisce talmente le nostre coscienze da non destare nessuna compassione. Evoca piuttosto rabbia e desiderio di punizione e di vendetta.

Per capire chi sono i pedofili e cosa li spinge ad agire può esserci utile la classificazione di Ken Lanning, agente FBI e tra i maggiori esperti al mondo di reati contro i minori, un approccio molto usato in criminologia.

Lanning calssifica i pedofili in:

– Il represso, avendo una bassa autostima, ha rapporti con minori in sostituzione dei soggetti adulti, per lui inavvicinabili. In questo genere di soggetti, gli episodi di pedofilia sono da collegarsi a qualche evento traumatico della propria vita.

– L’indifferente sul piano morale, essendo un individuo privo di coscienza che spesso agisce di impulso, non percepisce come grave l’abuso e tende a molestare sia i propri figli che altre vittime.

– L’indifferente sul piano sessuale (definito da Ken Lanning “sperimentatore sessuale”) abusa sessualmente di un bambino perché si annoia e l’esperienza gli sembra nuova, eccitante, diversa. E’ un individuo disposto a provare tutto.

– L’inadeguato è una persona socialmente emarginata che spesso continua a vivere con i genitori o con un parente più anziano. Pur non essendo naturalmente attratto dai bambini (anzi la curiosità sessuale lo spinge verso gli adulti), sono queste le vittime scelte in sostituzione dei coetanei nei confronti dei quali si sente insicuro.

Nell’ambito della pedofilia, infine, Lanning distingue tra pedofili preferenziali, ovvero individui che, preferendo avere rapporti sessuali con bambini facendoli oggetto delle proprie fantasie e pedofili situazionali, ovvero individui che molestano un minore non perché sia la vittima ideale bensì quella più facile, a portata di mano al momento opportuno.

Perchè si diventa pedofili?

In ambito clinico diverse sono le teorie che cercano di spiegare questo fenomeno così complesso e sconcertante:

Teoria dell’abusato-abusatore: Alcuni teorici sostengono che l’abusatore sarebbe stato a sua volta abusato da bambino; la violenza sui bambini sarebbe un modo patologico per elaborare il proprio trauma infantile.

Teoria dell’identificazione parentale: secondo questa teoria il pedofilo sarebbe tale perchè cresciuto in una famiglia deviante e disfunzionale.

Teoria di Groth ((Groth. N.A., Burgess, A.W., 1979, “Sexual trauma in the lifie histories of rapisis and child molesters “; Victimolgy, 4,10-16.)) : secondo questo studioso l’atto di violenza del pedofilo non avrebbe finalità sessuale; sarebbe piuttosto una modalità per esprimere bisogni di amore e di vicinanza che non si sanno esprimere diversamente.

Teoria dell’inadeguatezza sessuale: sembra attualmente essere la teoria più accreditata in questo campo. Secondo tale modello causale il pedofilo sentirebbe la sua incapacità e l’impossibilità di avvicinarsi ad un partner sessuale alla pari. I bambini invece consentono di vivere la sessualità in maniera meno frustrante perchè meno giudicanti e più manipolabili. Per queste ragioni i bambini abusati, come ci racconta la cronaca, diventano sempre più piccoli di età, man mano che i bambini diventano sempre più precocemente edotti sulla sessualità per via dei media e dei cambiamenti nell’educazione.

Quando il pedofilo prende coscienza che le sue tendenze sessuali lo orientano verso i bambini, può scegliere fondamentalmente tre strade:

1) può scegliere di tentare di adescare ed abusare di un bambino in carne ed ossa;

2) può scegliere di mantenere il tutto solo a livello di fantasia intrapsichica;

3) può scegliere di vivere la sua pulsione attraverso internet, che gli mette a disposizione il materiale pedopornografico e che, attraverso le chat e le comunità di pedofili, gli consente di contattare bambini e/o reperire e scambiare materiale pedopornografico.

Se per i pedofili ci poniamo ancora la domanda se ci sia una volontà esplicita nel fare del male ad un bambino, o se il tutto rientri nel quadro della patologia, certo lo stesso non possiamo dire di chi sfrutta commercialmente questo problema attraverso internet e i viaggi sessuali organizzati. A quelli non diamo il beneficio del dubbio: sono delle bestie.

Fonti:

Roberta Bruzzone – Intervento al Convegno “Pedofilia oggi: quando il dolore ha gli occhi di un bambino” – Darfo Boario Terme, 13 Marzo 2004.Da: Telematic Journal of Clinical Criminology

“La diagnosi clinica e la terapia della pedofilia”M. Strano, P. Germani, V. Gotti, G. Errico

1 Comments

  1. perché i pedofili nom hanno coscienza di reato ? Vale per loro la preghiera di Gesù – Perdona loro perché non sanno quello che fanno ? Oppure la grande affermazione di Freud – L’IO non è padrone in casa sua ?

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