I disturbi del sonno nelle patologie psichiatriche

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I disturbi del sonno sono spesso avvisaglie di altri disturbi psichiatrici o organici che vanno approfonditi. In questo caso essi vengono definiti come Disturbi secondari del sonno.

Sonno e depressione

Secondo la forma che assume, la depressione può essere associata sia a un maggior desiderio di dormire e ad un numero eccessivo di ore di sonno (ipersonnia), sia ad una diminuzione della qualità e della quantità di sonno (insonnia). L’insonnia affligge circa il 90% dei soggetti depressi ((Nelson e Charney, 1980 –Reynoldse Shipley, 1985)) .

I parametri:

  • la latenza di addormentamento diventa più lunga: i depressi impiegano circa un’ora ad addormentarsi
  • diminuisce la quantità di sonno a onde lente (il sonno riposante e ristorativo) di circa 1/3 rispetto ai soggetti normali ((Reynoldse Kupfer,1987)) .
  • i soggetti depressi tendono a mantenere il sonno per poche ore e a svegliarsi molto presto al mattino. E’ quello il momento più critico, in cui i pazienti si sentono maggiormente angosciati: il picco dei suicidi in soggetti depressi avviene intorno alle 6 del mattino.
  • il soggetto si sveglia molte volte durante la notte.
  • la Sleep efficacy, cioè la quantità di tempo trascorso dormendo rispetto al tempo totale che trascorriamo a letto diminuisce di circa il 40%.
  • il depresso trascorre più tempo in sonno REM piuttosto che in sonno ristorativo ((Per i più esperti, secondo uno studio di Hobson e McCarley, la stimolazione aminergica (dopamina, noradrenalina, adrenalina e serotonina) contrasta il REM, mentre l’acetilcolina lo favorisce. In un soggetto normale all’inizio del sonno c’è una maggiore stimolazione di tipo aminergico (meno REM) per lasciare il posto, con il trascorrere della notte ad una stimolazione colinergica. Nella depressione la componente aminergica diminuisce (tant’è che i farmaci antidepressivi aumentano le ammine) provocando una diminuzione del NREM e un accorciamento della latenza del REM)) .

Secondo uno studio di Riemann del 2001 la relazione tra depressione ed insonnia non è a senso unico e l’insonnia non è soltanto un sintomo tipico di depressione ma, viceversa, può essere un fattore di rischio indipendente per la sua insorgenza: dormire poco insomma rende più depressi. Il sonno sembra così strettamente correlato con la depressione che per alcuni pazienti la deprivazione totale di sonno ((Borbely e Justice, 1982)) ( alla persona viene impedito di dormire per alcuni giorni), o quella selettiva di REM ((Vogel, 1975 – 1980))  (il paziente viene svegliato ogni volta che entra in sonno REM), sembrano avere effetti antidepressivi, anche se limitati nel tempo.

Sonno e disturbo bipolare

Le diverse forme di mania (elevazione eccessiva del tono dell’umore) tipiche del disturbo bipolare presentano costantemente una riduzione dei tempi di sonno. Questi pazienti si svegliano riposati dopo 2 o 3 ore di sonno e sembrano avere una reale riduzione del loro bisogno di dormire durante il decorso dell’episodio maniacale o ipomaniacale.

I parametri:

  • La latenza del sonno è aumentata
  • la continuità del sonno è interrotta
  • il tempo totale di sonno è nettamente ridotto.

È importante rilevare che nei disturbi del sonno dello spettro maniacale non vengono riferite dal paziente carenze di sonno, alterazioni del funzionamento né malessere soggettivo.

La riduzione del tempo di sonno si accompagna ad iperattività motoria,
comportamenti incongrui, irritabilità e manifestazioni aggressive sia nelle ore diurne che nelle ore notturne.
L’insonnia nella mania precede spesso la comparsa della sintomatologia specifica dell’episodio e può persistere anche dopo la sua risoluzione. In molti casi può essere aggravata dall’abuso di caffè o dall’assunzione di psicostimolanti.
La riduzione dei tempi di sonno è un sintomo prodromico quasi costante dell’episodio maniacale e può manifestarsi prima della comparsa di altri sintomi di eccitamento. Di conseguenza ha una particolare importanza
nella prospettiva di una diagnosi, di una terapia precoce e soprattutto nella prevenzione degli episodi successivi. È noto infatti come l’accettazione di ogni tipo di terapia quando l’episodio maniacale è ormai conclamato
sia molto scarsa data l’assenza di coscienza di malattia. È tuttavia possibile
che il paziente accetti un trattamento, sia specifico per l’incipiente episodio maniacale che sintomatico per il disturbo del sonno, in questa fase prodromica se viene effettuata una diagnosi precoce.

Sonno e schizofrenia

I pazienti schizofrenici tendono a dormire poco ed in maniera anomala: circa il 50% infatti sembra addirittura non avere sonno ristorativo (sonno a onde lente) ((Feinberg e Hiatt)) . Nella schizofrenia infatti la quantità di dopamina (un neurotrasmettitore implicato nei processi di vigilanza), aumenta notevolmente così come nelle persone che dormono poco.

I Parametri:

  • aumentata latenza del sonno
  • riduzione del tempo totale di sonno
  • riduzione della latenza REM ((Benca et al., 1992; Monti et al., 2004))  .

I dati riportati in letteratura sono tuttavia relativamente scarsi, non adeguatamente correlaticon le condizioni di stato e di decorso e soprattutto influenzati dai trattamenti antipsicotici, anche se temporaneamente sospesi.
Un lavoro recente ((Poulin et al., 2004))  ha valutato le alterazioni polisonnografiche in un gruppo di pazienti schizofrenici al loro primo episodio mai trattati . I dati indicano una difficoltà nell’iniziare ma non nel mantenere il sonno in questo gruppo di pazienti.

A livello clinico possiamo distinguere due condizioni in schizofrenia, che richiedono approcci terapeutici diversi.

  1. La prima condizione è rappresentata dagli episodi psicotici, caratterizzati da deliri, allucinazioni e disorganizzazione cognitiva e comportamentale. Questi episodi, unici o ricorrenti si accompagnano ad attivazione comportamentale e vissuti emozionali particolarmente intensi. Paura-terrore, rabbia, ostilità, iperattivazione psichica e motoria possono essere presenti in questi episodi e influire su tempi e modi del sonno. A volte, vissuti allucinatori particolarmente intensi nelle ore serali possono essere un ulteriore fattore di disturbo. Negli episodi psicotici acuti la latenza del sonno è aumentata, il sonno è discontinuo, il suo tempo totale è ridotto. Il fattore determinante è l’iperarousal emozionale, a volte aggravato dal timore persecutorio di possibili violenze che possano essere perpetuate nello stato di incoscienza del sonno.
  2. La seconda condizione è caratterizzata dagli stadi della malattia schizofrenica dove apatia, abulia, adinamia, perdita della capacità di programmazione e alogia sono i sintomi dominanti. In questa condizione, dove l’iperarousal è in genere scarso o assente, una frequente alterazione del sonno è l’inversione totale o parziale del ritmo sonno-veglia (i pazienti dormono di giorno e restano svegli di notte). In questa fase della malattia il tempo totale di sonno non è ridotto, anzi è spesso aumentato (fino a 10-12 ore), anche in dipendenza dell’assunzione di farmaci antipsicotici, ma il tempo dell’addormentamento e quello del risveglio sono spostati di fase.

Giocano un ruolo importante nella schizofrenia anche fattori come un disturbato rapporto con l’ambiente, l’abuso di sostanze lecite (caffè,
nicotina) o, in alcuni casi, illecite (doppia diagnosi) e alterazioni proprie della psicopatologia schizofrenica.

Sonno e disturbi d’ansia

L’ansia può essere un sintomo o rappresentare un disturbo categoriale indipendente. Come sintomo è presente in varie misura in tutti i disturbi psichiatrici, come disturbo è classificata nelle varie entità sindromiche che fanno parte dello spettro dei disturbi d’ansia.

  • Nel Disturbo d’Ansia Generalizzata (GAD) l’insonnia è un sintomo estremamente frequente. Esso è presente nell’80-90% dei casi, è rappresentato principalmente da difficoltà e ritardo nell’addormentamento, ma può essere presente anche come insonnia centrale e terminale. Quasi costantemente viene riferita una cattiva qualità del sonno. Per queste ragioni è nel GAD che si riscontra la maggiore incidenza di abuso o di uso improprio di ipnoinducenti, in genere benzodiazepinici.
  • Nel Disturbo di Panico (DP) i disturbi del sonno sono un sintomo poco frequente, soprattutto quando il DP non si associa ad un quadro di ansia generalizzata. Il DPuò essere associato a risvegli parossistici in cui sono presenti i sintomi cognitivi ed emozionali dell’attacco di panico, come anche la tachicardia e la tachipnea.
  • Nel Disturbo Post-Traumatico da Stress (DPTS) i disturbi del sonno sono presenti con elevata frequenza: si manifestano difficoltà nell’addormentamento, risvegli precoci, cattiva qualità del sonno spesso associati a parasonnie REM (sogni terrifici).
  • Nel Disturbo Ossessivo Compulsivo (DOC) un lavoro recente ha dimostrato un’incidenza del 58.2% di insonnia in un campione di pazienti ossessivi gravi. L’insonnia è prevalentemente di tipo iniziale (spesso dovuta all’esecuzione protratta di rituali) ((Maina et al.,2005)).

I dati polisonnografici nei disturbi d’ansia, considerati nel loro insieme, hanno messo in evidenza una riduzione del tempo totale (TST) e dell’efficienza del sonno ed un aumento della latenza del sonno in accordo con i rilevamenti clinici. (Benca, 1992).

Qunado i disturbi del sonno sono consegueguenza di un altra patologia, il loro trattamento non è legato propriamente al sonno, bensì alla cura della problematica in questione che si riflette indirettamente sulla quantità e la qualità del sonno.

Fonti:

CONSENSUS CONFERENCE DELLA SOCIETÀ ITALIANA DI PSICOPATOLOGIA: “Disturbi psichiatrici e alterazioni del sonno”, Parigi 24-25 NOVEMBRE 2006

– G. Barbato: Corso di Psicofisiologia del sonno e del sogno, Seconda Università degli Studi di Napoli

Psicologa clinica, specializzata in Psicoterapia d’Integrazione Strutturale presso l’istituto SIPI di Napoli.

E’ responsabile del centro “H-anto a te” di San Sebastiano al Vesuvio, per l’inserimento sociale e lavorativo di persone diversamente abili e consulente presso la residenza psichiatrica Kairòs di Casoria.

Svolge l’attività privata presso le sedi del suo studio a Pozzuoli , in Via Oberdan 37/A e a Quarto (Na) in Corso Italia 111.

Per contatti: 331.5860110

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