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Le parafilie sessuali

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La sessualità dell’uomo è un comportamento complesso che ha un’importanza fondamentale nella vita delle persone: distingue le fasi della vita, qualifica l’intensità delle relazioni, interferisce con il benessere o malessere psicologico, quando non direttamente con l’organizzazione di tratti o di strutture psicopatologiche.

La sessualità è espressione fondamentale dell’essere umano, un fenomeno complesso che vede coinvolte influenze psicologiche, biologiche e culturali. Per tutte queste ragioni, quando qualcosa non funziona dal punto di vista sessuale, ciascun essere umano si pone molteplici interrogativi che riguardano la propria autostima, la percezione di sè e delle relazioni in cui si è coinvolti, la fiducia nelle proprie capacità, l’andamento di tutta la propria vita.

Ecco perchè ho deciso di dedicare uno speciale di Psicozoo ai disturbi sessuali, sforzandomi di considerarli a 360 gradi, nelle loro componenti organiche, psicologiche e socio-culturali.

Per amore di semplicità, possiamo dividere i disturbi sessuali in tre principali categorie: le disfunzioni sessuali vere e proprie, le deviazioni del desiderio sessuale (le cosiddette parafilie) e i disturbi dell’identità di genere.

Parafilia” è l’attuale termine scientifico per definire l’insieme di quelle condotte sessuali più note con i nomi di “perversioni” o “deviazioni sessuali”. Il termine di parafilia deriva dal greco: para (deviazione) e filia (fonte di attrazione). Le parafilie sono molto più diffuse tra gli uomini che tra le donne, in rapporto di 20:1. Alcune di queste forme anomale di sessualità sono perseguite dalla legge, poiché comportano, o possono comportare, la sopraffazione della volontà dell’altro, fino al coinvolgimento di persone non consenzienti.  Il trattamento delle parafilie è di tipo psicoterapeutico, ma non sempre chi ne è affetto accetta facilmente l’idea di ricorrere a terapie, di qualunque tipo si tratti, preferendo piuttosto rimanere attaccato alla propria specifica forma di deviazione, che gli garantisce eccitamento e orgasmo.

Come è  cambiata la loro definizione nella storia della Psicologia?

L’influenza del contesto socio-culturale è piuttosto evidente quando si trattano patologie come le parafilie: nelle diverse aree geografiche, culturali e sociali, uno stesso comportamento può essere definito come patologico o normale. E’ sottinteso quindi che quelle che oggi definiamo patologie potrebbero non essere più considerate tali in un’epoca diversa o in un altro paese, e viceversa.

Se al tempo di Sigmund Freud, in un contesto sociale in cui la sessualità non risultava essere argomento di discussione, poteva avere un senso parlare di perversioni definendole come “quelle attività sessuali finalizzate su regioni del corpo non genitali“, oggi, in seguito a quei cambiamenti sociali messi in moto proprio dal movimento psicoanalitico, in seguito alla nascita della sessuologia clinica e quindi alle ricerche sulla sessualità, una simile “diagnosi” rischierebbe di valutare come patologiche le condotte sessuali della quasi totalità della popolazione mondiale. Tutti gli individui cosiddetti normali hanno delle fantasie e mettono in atto delle pratiche sessuali che potrebbero apparentemente sembrare perverse, ovvero ognuno di noi conserva un nucleo che possiamo anche definire perverso che si integra in un processo di personalità e di comportamento che risulta comunque normale.

Come distinguere la normalità dalla patologia?

E’ molto difficile attualmente definire quali comportamenti sessuali siano accettabili e quali non lo siano. In genere la linea tra normalità e patologia nella sessualità è sempre legata ad aspetti quali la non esclusività, la non compulsione del comportamento e, ricordiamo, soprattutto al consenso reale dei partner sessuali. Parliamo infatti di “normalità” delle condotte sessuali quando tale comportamento si svolge innanzi tutto tra soggetti realmente consenzienti e non reca disagio, sofferenza o problemi legali (nella cultura di riferimento) a nessuno dei partecipanti all’attività e non rappresenta una condotta esclusiva svolta come una compulsione e non interferisce con lo svolgimento delle attività lavorativa e/o sociale. Allo stesso modo definiamo il comportamento sessuale “patologico” quando causa anche ad uno soltanto dei partecipanti all’attività, disagio, sofferenza, interferenze con le attività lavorative e/o sociali, quando si compie come una compulsione, quando reca danni, quando causa problemi legali.

Le forme

Le parafilie classificate dal DSM-IV ((Il DSM IV è l’ultima edizione del manuale Statistico e Diagnostico dei Disturbi psichiatrici)) sono le seguenti:

Esibizionismo. Esposizione dei propri genitali ad un estraneo che non se l’aspetta.

Feticismo. Uso di oggetti inanimati che non siano limitati a strumenti, come il vibratore, progettati per la stimolazione tattile dei genitali.

Frotteurismo. Toccare e strofinarsi contro una persona non consenziente.

Pedofilia. Attività sessuale con uno o più bambini prepuberi (generalmente di 13 anni o più piccoli). Il soggetto “pedofilo” deve avere almeno 16 anni ed essere di almeno 5 anni maggiore del bambino o dei bambini con cui ha attività sessuali. Non viene incluso il soggetto tardo-adolescente coinvolto in una relazione sessuale perdurante con un soggetto di 12-13 anni.

Masochismo Sessuale. Atto (reale, non simulato) di essere umiliati, picchiati, legati o fatti soffrire in qualche altro modo.

Sadismo Sessuale. Azioni (reali, non simulate)  in cui la sofferenza psicologica o fisica (inclusa l’umiliazione) della vittima è sessualmente eccitante per il soggetto.

Feticismo da Travestitismo. Il travestimento di un maschio eterosessuale.

Voyeurismo. Atto di osservare un soggetto che non se lo aspetta mentre è nudo, si spoglia, o è impegnato in attività sessuali.

Parafilia Non Altrimenti Specificata (NAS). Questa categoria diagnostica viene inclusa per codificare quelle parafilie che non soddisfano i criteri per nessuna delle precedenti. Gli esempi includono, ma non si limitano a:

  • Scatologia telefonica. Telefonate oscene

  • Necrofilia. Attrazione sessuale per i cadaveri

  • Parzialismo. Attenzione esclusiva per una parte del corpo.

  • Zoofilia. Attrazione sessuale per gli animali.

  • Coprofilia. Uso delle feci per l’eccitazione sessuale.

  • Urofilia. Uso delle urine per l’eccitazione sessuale.

  • Clismafilia. Uso dei Clisteri per l’eccitazione sessuale.

Ogni “condotta sessuale” per essere definita parafiliaca ha necessità di causare disagio clinicamente significativo o compromissione dell’area sociale, lavorativa o di altre aree importanti del funzionamento.

Altre forme meno comuni sono raggruppate sotto la dizione Disordini Sessuali, quali:

  • apotemnofilia (attività sessuali con persone artrolese o con handicap),
  • catafilia (sottomissione al partner),
  • cateterofilia (uso di cateteri),
  • efefilia (feticismo della stoffa),
  • fobolagnia (situazioni di paura),
  • gerontofilia (persone anziane),
  • mixacusi (ascoltare rumori di una coppia impegnata in attività sessuali),
  • patofilia o nosofilia (persone portatrici di malattie, anche trasmissibili)
  • pluralismo (orgia o sesso di gruppo),
  • triolismo o triolagnia (osservare il proprio/a partner in attività sessuali con un’altra persona).

Eh sì, ce ne sono proprio tante e anche piuttosto strambe, eppure alcuni esseri umani le praticano, spesso purtroppo a discapito di soggetti non consensienti.

Nei prossimi articoli di questo speciale esploreremo le parafilie sessuali che possiedono un maggiore interesse clinico e una maggiore prevalenza, per capirci qualcosa in più.

Fonti:

– DSM IV tr

Parafilie o perversioni sessuali – Marco Baranello

Parafilia – Wikipedia

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