E’ stato sgomberato ieri all’alba l’Istituto Papa Giovanni XXIII, che, poverino, si starà rivoltando nella tomba al pensiero che il suo nome sia stato attribuito ad un tale istituto. L’Istituto in provincia di Serra D’Aiello (Cosenza), di proprietà della Curia è costituito da tre casermoni di pietra arroccati sulle montagne calabresi e ha ospitato nella sua storia fino a 900 pazienti, oggi ridotti a 300.
Mi commuovono profondamente le immagini dei pazienti, terrorizzati, sgomenti, che scortati dalle forze dell’ordine e da personale sanitario vengono caricati sulle ambulanze per destinazioni ignote perfino ai familiari. Piangono, gridano, svengono, queste persone che certo non sono state baciate dalla fortuna nella loro vita. Anziani, disabili, pazienti psichiatrici, circa 300 anime assistono incredule alla loro deportazione e all’isteria dei dipendenti dell’istituto che hanno assediato il suo ingresso per non far penetrare le forze dell’ordine. I 500 lavoratori assedianti non vengono pagati da mesi e dopo che gli sono stati pignorati i mobili perchè l’istituto non aveva versato i loro contributi, rischiano anche di perdere il lavoro. Sono incazzati neri.
Chi lavora con i pazienti psichiatrici sa quanto possano agitarli stimoli forti, perfino portarli a fare una passeggiata può procurare loro una gioia così forte da spaventarli. Immagino cosa abbiano passato quando all’alba le forze dell’ordine, circa 350 uomini, hanno ingaggiato la lotta con i dipendenti per penetrare nell’edificio e poi li hanno accompagnati fuori. Loro la politica non la capiscono, ma sentono la rabbia, l’angoscia del caos, lo smarrimento del distacco da un posto orribile ma familiare verso ignota destinazione. Sono costernata.
Eccovi le immagini dal TG di Telecosenza:
Perchè lo sgombero.
La cronaca nera
Cito dalla Repubblica:
“Dal 1997 sono cominciati a svanire nel nulla i primi pazienti. E il primo fra i primi è stato un certo Bruno. Poi è toccato a una donna (il suo nome è ancora top secret), poi a Domenico Antonino Pino. Lui aveva ventinove anni, era rinchiuso al Papa Giovanni da dodici. Una notte dell’estate del 2001 qualcuno è entrato nella stanza dove dormiva e se l’è portato via con la forza. Il suo compagno di ricovero ha riconosciuto due uomini in camice, nessuno gli ha creduto. “E’ matto”, hanno detto. I parenti di Domenico Pino per anni l’hanno inutilmente cercato. Qualcuno dell’istituto è arrivato a dire “che se n’era andato con le proprie gambe”: Domenico era immobilizzato da bambino su una sedia a rotelle. Dopo di lui è scomparso un certo Di Tommaso, poi un certo Pollella, poi un certo Tiano. E un altro e un altro ancora. Fino al dicembre scorso. L’ultimo sparito di Serra D’Aiello è un uomo di 68 anni….Dice il proprietario del bar “centrale” Amerino Sendelli: “Vivo qui da prima del 2000, tutti sanno di quelle scomparse e tutti tacciono per paura”. Dice Francesco Provenzano, carpentiere: “Tutti hanno paura”. Dicono tutti: “Tutti hanno paura”.”
Paura di cosa, di chi? Ci mancavano loro per dare altro dolore a chi ha già la vita spezzata dalla malattia.
Fonti:
- La Repubblica.it del 17/03/09 di Annamaria De Luca


















