Papa Giovanni: la clinica dei mostri

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E’ stato sgomberato ieri all’alba l’Istituto Papa Giovanni XXIII, che, poverino, si starà rivoltando nella tomba al pensiero che il suo nome sia stato attribuito ad un tale istituto. L’Istituto in provincia di Serra D’Aiello (Cosenza), di proprietà della Curia è costituito da tre casermoni di pietra arroccati sulle montagne calabresi e ha ospitato nella sua storia fino a 900 pazienti, oggi ridotti a 300.

Mi commuovono profondamente le immagini dei pazienti, terrorizzati, sgomenti, che  scortati dalle forze dell’ordine e da personale sanitario vengono caricati sulle ambulanze per destinazioni ignote perfino ai familiari. Piangono, gridano, svengono, queste persone che certo non sono state baciate dalla fortuna nella loro vita. Anziani, disabili, pazienti psichiatrici, circa 300 anime assistono incredule alla loro deportazione e all’isteria dei dipendenti dell’istituto che hanno assediato il suo ingresso per non far penetrare le forze dell’ordine. I 500 lavoratori assedianti non vengono pagati da mesi e dopo che gli sono stati pignorati i mobili perchè l’istituto non aveva versato i loro contributi, rischiano anche di perdere il lavoro. Sono incazzati neri.

Chi lavora con i pazienti psichiatrici sa quanto possano agitarli stimoli forti, perfino portarli a fare una passeggiata può procurare loro una gioia così forte da spaventarli. Immagino cosa abbiano passato quando all’alba le forze dell’ordine, circa 350 uomini, hanno ingaggiato la lotta con i dipendenti per penetrare nell’edificio e poi li hanno accompagnati fuori. Loro la politica non la capiscono, ma sentono la rabbia, l’angoscia del caos, lo smarrimento del distacco da un posto orribile ma familiare verso ignota destinazione. Sono costernata.

Eccovi le immagini dal TG di Telecosenza:

Perchè lo sgombero.

Innazitutto la situazione igienico-sanitaria, la scabbia, le zecche, i vetri rotti, i bagni indecenti e la fame dei pazienti. Secondo, la scomparsa di 13 milioni di euro più altri 15  (i contributi versati dai lavoratori per la loro pensione e per le tasse), che ha gettato l’istituto in una condizione economica disastrosa, tanto che mancavano cibo e medicinali per i pazienti. Si calcola che la Regione Calabria abbia versato per ogni paziente ospitato al Papa Giovanni fino a 195 euro al giorno quando ne venivano spesi (per i degenti s’intende, gli amministratori si mangiavano il resto) in realtà solo 10. Inoltre, i piccoli patrimoni dei pazienti e le loro pensioni, venivano subito intestati all’istituto e afondazioni religiose, visto che loro erano incapaci d’intendere e di volere. I dipendenti erano tutti parenti di prelati, assessori e politici di tutti i colori, che venivano assunti continuamente, tanto che ad un certo punto per 700 pazienti c’erano 1700 dipendenti. Eppure la notte, durante un blitz delle forze dell’ordine, ne avevano trovati in servizio solo tre. Le cartelle cliniche fotocopiate in serie, accomunavano chi era in sedia a rotelle a chi soffriva di schizofrenia perfino nella diagnosi.
27 i rinvii a giudizio, a capo della lista don Alfredo Luberto, sedicente monsignore e presidente dell’Istituto che, guarda caso, mentre sparivano i soldi per i pazienti, viveva nel lusso più sfrenato, in un attico con palestra, idromassaggio e svariate tv al plasma, una perfino in bagno. All’ interno del loft sono stati ritrovati oggetti dal valore inestimabile, un orologio rarissimo dal valore di circa 120.000 euro, quadri di De Chirico, sculture di Manzù, pietre preziose, strumenti musicali antichi. Per non parlare delle auto di lusso e delle motociclette americane che amava collezionare. Dal luglio 2007 Don Alfredo è stato “sospeso a divinis” dopo 5 mesi di arresti domiciliari (era pure ora che la Chiesa si muovesse).
Ma se fosse solo questo il problema, nonostante il disgusto, forse potremmo ancora mettere la testa sul cuscino stanotte. Purtroppo c’è di molto peggio.

La cronaca nera

27 pazienti hanno fatto una fine terribile. 15 sono morti in maniera sospetta e senza autopsia, 12 completamente scomparsi nel nulla, perfino pazienti in carrozzella che mai sarebbero potuti scappare. Inghiottiti dal silenzio. Altri cento hanno subito lesioni gravi e ripetute, fratture multiple mai curate. Il procuratore di Paola, Eugenio Facciolla, ha disposta l’inchiesta per le morti e le scomparse. Gli investigatori sospettano omicidi volontari per accaparrarsi gli introiti dei pazienti, si vocifera addirittura di un traffico di organi.

Cito dalla Repubblica:

“Dal 1997 sono cominciati a svanire nel nulla i primi pazienti. E il primo fra i primi è stato un certo Bruno. Poi è toccato a una donna (il suo nome è ancora top secret), poi a Domenico Antonino Pino. Lui aveva ventinove anni, era rinchiuso al Papa Giovanni da dodici. Una notte dell’estate del 2001 qualcuno è entrato nella stanza dove dormiva e se l’è portato via con la forza. Il suo compagno di ricovero ha riconosciuto due uomini in camice, nessuno gli ha creduto. “E’ matto”, hanno detto. I parenti di Domenico Pino per anni l’hanno inutilmente cercato. Qualcuno dell’istituto è arrivato a dire “che se n’era andato con le proprie gambe”: Domenico era immobilizzato da bambino su una sedia a rotelle. Dopo di lui è scomparso un certo Di Tommaso, poi un certo Pollella, poi un certo Tiano. E un altro e un altro ancora. Fino al dicembre scorso. L’ultimo sparito di Serra D’Aiello è un uomo di 68 anni….Dice il proprietario del bar “centrale” Amerino Sendelli: “Vivo qui da prima del 2000, tutti sanno di quelle scomparse e tutti tacciono per paura”. Dice Francesco Provenzano, carpentiere: “Tutti hanno paura”. Dicono tutti: “Tutti hanno paura”.”

Paura di cosa, di chi? Ci mancavano loro per dare altro dolore a chi ha già la vita spezzata dalla malattia.

Fonti:

- La Repubblica.it del 10/03/09 dall’inviato ATTILIO BOLZONI

– La Repubblica.it del 17/03/09 di Annamaria De Luca

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Psicologa clinica, specializzata in Psicoterapia d’Integrazione Strutturale presso l’istituto SIPI di Napoli.

E’ responsabile del centro “H-anto a te” di San Sebastiano al Vesuvio, per l’inserimento sociale e lavorativo di persone diversamente abili e consulente presso la residenza psichiatrica Kairòs di Casoria.

Svolge l’attività privata presso le sedi del suo studio a Pozzuoli , in Via Oberdan 37/A e a Quarto (Na) in Corso Italia 111.

Per contatti: 331.5860110