L’anoressia 2: dove nasce e come affrontarla

Nell’articolo di ieri vi ho parlato dei sintomi e delle modalità in cui questo disturbo si manifesta. Ma come si sviluppa questa sindrome così devastante?

Come si comincia.

Il primo passo è solitamente l‘ennesimo fallimento di un infinito numero di diete fatte per perdere peso. La possibilità di controllare il proprio corpo e il senso di fame dà ad una persona vulnerabile un senso di trionfo, sia come vittoria personale, che per l’apprezzamento sociale che deriva dalla magrezza.

Man mano che il paziente procede nella riduzione del cibo assunto fino al digiuno, solitamente tende ad intensificare la severità del regime di esercizio fisico, si dedica ancora più alacremente alla perfezione nello studio e nel lavoro  e abbandona tutte le relazioni sociali e sentimentali. I risultati “positivi” sul corpo e sulle prestazioni scolastiche e lavorative ottenuti con tanta abnegazione danno inizialmente un senso di euforia, ma col tempo l’eccitazione diventa disperazione e ossessione.

Il cibo è solo un mezzo una piccolissima parte della complessità di una personalità anoressica: il solo controllo alimentare non è affatto utile a risolvere il problema.

Le cause.

Questa problematica si manifesta come l’esito finale di una serie di fattori di natura biologica, psicologica, familiare e sociale.

L’anoressia inizia quasi sempre nella prima adolescenza, quando il corpo cambia e l’ambiente assegna nuovi compiti ai ragazzi in crescita: farsi accettare da un gruppo, mostrare il proprio valore nello studio e il successo tra i pari, accettare i cambiamenti corporei che spingono i ragazzi verso la crescita, la sessualità e la possibilità di riprodursi, il desiderio e il terrore dell’autonomia. E tutto questo presuppone alla formazione di quella che noi chiamiamo identità: il senso personale che la vita ha per noi, i nostri valori e la capacità di perseguirli e difenderli, il proprio senso di persistenza nel tempo e nello spazio, l’”esserci”1  nel qui ed ora in mezzo agli altri. Non è mica un compito da poco mantenersi integri mentre il corpo si trasforma e non ci si riconosce più allo specchio, mentre gli amici con cui giocavamo da bambini cambiano e assumono strane abitudini, mentre la scuola diventa più difficile e ti hanno insegnato che devi essere sempre il primo.

Secondo il dottor Marco Longo dell’ABA2 il comportamento anoressico-bulimico è un sintomo ambivalente e multideterminato, interpretabile come:

Woman Crouched in Wardrobe --- Image by © Sie Productions/zefa/Corbis1) un tentativo disperato di ottenere ammirazione e conferma, di sentirsi unici e speciali, non importa se poi finisce per essere un modo per ricevere danno o punizione (ipotesi che pone un forte accento sulle caratteristiche culturali alienanti e massificanti della nostra società occidentale)

2) un tentativo di attacco alle eccessive aspettative genitoriali (se i genitori tendono a prendersi cura del bambino in funzione dei propri bisogni, piuttosto che di quelli del figlio, il bambino sviluppa allora nella prima infanzia un falso Sé, per far piacere ai genitori, ma cova le matrici di futuri comportamenti testardi e negativisti, che in adolescenza userà per aggredirli)

3)un tentativo narcisistico-onnipotente di sviluppare, attraverso la disciplina del corpo e il controllo del cibo, un senso di autonomia e di individualità (un ‘falso movimento’ messo in atto per tentare di uscire da una dimensione psicologica ed esistenziale di dipendenza ed impotenza)

B) la preoccupazione riguardo al cibo e al peso è dunque una manifestazione relativamente tarda, emblematica di un disturbo più fondamentale del concetto di Sé. La maggior parte dei pazienti con anoressia e/o bulimia nervosa riferiscono di aver percepito ‘da sempre’ dentro di sé la convinzione di essere completamente inadeguati ed impotenti, sentendosi incapaci di sostenere il giudizio degli altri.

La famiglia dei pazienti anoressici

Spesso il contesto delle persone che sviluppano questa sindrome è improntato alla ricerca del successo sociale e lavorativo, con una forte tendenza a mantenere le apparenze della famiglia perfetta. I genitori sono spesso persone che vengono considerate socievoli e brillanti, di bell’aspetto e che preservano buoni rapporti con gli altri, rapporti che spesso però rimangono su un piano superficiale e di formalità. Di fronte alle richieste pressanti di perfezione dell’ambiente familiare, i pazienti sviluppano un senso d’inadeguatezza e si sentono obbligati a rispondere a questa richiesta. Forte è il contrasto tra la rabbia e il desiderio di autonomia rispetto a tali genitori e il bisogno di rimanere ancora bambini buoni gratificati dai genitori.

Il non mangiare da anche ai pazienti anoressici un certo potere sui genitori, che deriva dalla loro preoccupazione per l’eccesivo dimagrimento dei figli: è un grido d’aiuto così chiaro che non si può far finta di non vedere.

Cosa fare?

Tra i disturbi psichiatri l’anoressia è uno delle problematiche in cui il paziente è più ostinato nel negare di avere un problema. Quando il paziente non può più nascondere quello che sta succedendo di solito mette in atto una serie di meccanismi per nascondere il più possibile il suo stato, ad esempio indossando abiti larghi ed imbottiti. In ogni caso, molto difficilmente un paziente anoressico si rivolgerà a uno specialista. Anche i familiari di solito tendono a negare il disturbo, sia perchè tipicamente sono orientati a presevare le apparenze, sia perchè nasce un forte senso d’impotenza e di colpa che li spinge a tentare rimedi fatti in casa.

Per queste ragioni solitamente il paziente arriva all’osservazione di uno specialista quando già il suo corpo è devastato, con conseguenze fisiche e psichiche non sempre recuperabili, che talvolta richiedono l’ospedalizzazione se non il Trattamento Sanitario Obbligatorio.

Il migliore atteggiamento da tenere per un familiare è quello di non polarizzare l’attenzione sul cibo, che è solo un falso problema, arrabbiandosi o insistendo sul mangiare. Questo di solito provoca un atteggiamento di aperta oppositività da parte del paziente che può addirittura incrementare il sintomo, o mettere in atto in maniera ancora più accurata le condotte di occultamento del problema (ad esempio, può fingere di mangiare e poi si provoca il vomito).

E’ importare invece cercare di incrementare il dialogo, evitando colpevolizzazioni e vittimismi, ma spingendo il proprio caro a farsi aiutare, attraverso una combinazione di cure mediche e psicoterapia a lungo termine. Elettive in questi casi sono le terapie familiari e di gruppo. Per quanto riguarda la farmacoterapia, non esistono psicofarmaci specifici per questo disturbo, essendo l’anoressia una problematica che coinvolge l’intera personalità. Solitamente si utilizzano antidepressivi o neurolettici nei casi più gravi, per tamponare alcuni sintomi associati al problema.

A questo link troverete un elenco di centri specializzati nel trattamento dei disturbi alimentari: http://www.ministerosalute.it/servizio/documenti/centri_per_la_cura_dei_disturbi_alimentari.pdf

Invito comunque i genitori e i colleghi ad insistere e a non scoraggiarsi perchè l’anoressia è uno dei disturbi più difficili e ostinati da trattare, ma la guarigione non è impossibile.

  1. cit. Heidegger []
  2. ABA: associazione per lo studio e la ricerca sull’anoressia, la bulimia e i disordini alimentari []

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