Perche’ mia figlia si taglia?

Tagliarsi non è un modo per cercare attenzione. Non è una manipolazione. É un meccanismo per affrontare i problemi, punitivo, gradevole, potenzialmente pericoloso, ma efficace. Mi aiuta a sopportare le forti emozioni che non so come gestire. Non ditemi che sono malato, non ditemi di smettere. Non cercate di farmi sentire in colpa, mi accade già. Ascoltatemi, sostenetemi, aiutatemi.”

Dal libro “Un urlo rosso sangue” di Marilee Strong

Di fronte al dolore morale profondo le reazioni di ogni persona possono essere molto diverse: qualcuno si chiude in camera per giorni, altri si buttano sul lavoro e su divertimenti alienanti, c’è chi si dedica al volntariato per espiare, e c’è chi purtroppo si toglie la vita. C’è anche chi si fa del male. E’ la Sindrome da Autolesionismo ripetuto.

L’autolesionismo è una problematica che colpisce il 5% della popolazione, con una prevalenza maggiore nelle donne e può manifestarsi come sintomo associato a molti altri disturbi quali l’anoressia, la bulimia, la depressione, il disturbo borderline di personalità. L’insorgenza di questo comportamento avviene di solito intorno ai 14 anni e si trascina per tutta l’adolescenza prolungandosi talvolta fino ai 25 anni.

In cosa consiste?

La tipica manifestazione di questo disturbo è il “tagliarsi”. Si comincia di solito casualmente: un graffio accidentale o che ci si procura in un maniera impulsiva genera subito un immediato sollievo. Ecco che il gesto casuale comincia a diventare un rituale. Chiusi nella propria stanza, in un bagno pubblico, in un luogo isolato si attraversa la pelle con un oggetto tagliente, si vede apparire un filo rosso di sangue e si avverte subito uno stato di benessere. Si può utilizzare un coltello, un rasorio, un temperino, una lametta, perfino la punta di una matita o la parte tagliente di un foglio di carta. In altri casi il lesionarsi può consistere nel colpirsi, nel bruciarsi, nel bucarsi la pelle, nel darsi colpi in testa, nel rompersi le ossa, nel non lasciare che le ferite si cicatrizzino. Ogni paziente può scegliere una o più di queste modalità. Il modo in cui ciascuno si fa del male è importante per comprendere il significato che quel comportamento ha nella vita dei diversi soggetti.

Come accorgersi di avere questo problema?

Rispondi alle seguenti domande:

  1. Ti provochi deliberatamente del male fisico causandoti danni ai tessuti (tagliando la pelle, facendoti dei lividi, lasciandoti segni che durano più di un’ora?)
  2. Metti in atto questo comportamento come modo per affrontare emozioni, pensieri o situazioni spiacevoli o opprimenti?
  3. Ci pensi spesso anche quando sei relativamente calmo e non lo stai facendo il quel momento?

Se rispondi di sì almeno alle prime due domande, probabilmente hai questo problema.

Perchè ci si autolesiona?

Va premesso che l’autolesionismo non è un tentativo di suicidio. Chi lo mette in atto di solito mostra una cura spasmodica, quasi compulsiva, nel medicare le ferite, disinfettarle, fasciarle. Al contrario, è per il paziente un modo per stare meglio. Se vogliamo attribuirgli un senso nel mondo del soggetto che si lesiona, il sangue che fuoriesce potrebbe essere il simbolo dell’essere vivi, il modo per far venire fuori quello che è sotto la pelle, lo scoprire che il sangue scorre ancora dentro di noi, un tentativo di dar voce ad una sofferenza profonda e sottorranea che diversamente non si riesce ad esprimere. Talvolta ci si può sentire talmente annullati e morti che il dolore fisico è l’unico modo per sentirsi, per testimoniare a se stessi di essere ancora vivi, di esistere in qualche modo. Osservare il processo di cicatrizzazione può rappresentare una simbolica ricomposizione delle ferite interiori e la cessazione del dolore morale rappresentato da quello fisico. Un forte disagio interiore che non si riesce a gestire, viene trasformato dagli autolesionisti in dolore fisico, che si ritiene più sopportabile tanta è l’angoscia emotiva, o anche come forma di autopunizione per delle colpe che ci si attribuisce. In alcuni casi, lesionarsi diventa una modalità visibile per comunicare agli altri un disagio invisibile e chiedere aiuto. Altre volte tagliarsi è l’unico modo per evitare di togliersi la vita.

Questi o altri significati può avere il gesto del tagliarsi, senso che varia secondo il sentire individuale e la storia della persona. Ricordate sempre però che il tutto va calato nella soggettività di chi si lesiona, considerate in senso assoluto queste sono chiacchiere.

Cosa può fare un genitore?

Solitamente questa problematica genera vergogna in chi la mette in pratica, perchè è un gesto così disperato da provocare immediata disapprovazione in chi ne sente parlare e il terrore di essere pazzo in chi lo vive, data anche la difficoltà di mettere fine a questo gesto per quanto se ne comprenda l’assurdità. Per non parlare dello sconcerto e della disperazione che s’insinuano nei genitori quando ne vengono a conoscenza. Per queste ragioni, solitamente chi ne soffre non lo condivide con i propri cari e spesso nemmeno con gli amici, cercando di nascondere accuratamente con numerosi bracciali o abiti coprenti i segni lasciati sul corpo.

L’atteggiamento migliore da tenere quando si scopre che un figlio o un proprio caro mette in atto un simile comportamento, è quello di evitare le colpevolizzazioni, cercando di mostrarsi sereni e di trovare dei canali per spingere il proprio figlio ad esprimere quello che sente. Avendo chiaro dentro di sè cosa significa soffrire profondamente (chi non ha mai provato il dolore morale nella vita?), mostrare di comprendere come nostro figlio si sente per indirizzarlo da uno specialista.

Cosa posso fare quando mi viene l’impulso di tagliarmi?

Non è una questione di buona volontà, spesso chi mette in atto questi comportamenti si rende conto di star facendo qualcosa di sbagliato, ma non riesce a farne a meno. Se ritenete che i vostri genitori o i vostri amici non possano capire quello che provate, cercate intorno a voi una persona di cui avete stima e fiducia e chiedetele aiuto.

Nel momento in cui sentite l’irresistibile impulso di farvi del male, provate a scaricare quello che sentite in modo alternativo: ad esempio prendete a pugni un oggetto morbido, uscite immediatamente di casa per una lunga passeggiata, datevi ad un’attività fisica che stancandovi abbia effetto di scarica dell’insistenibile disperazione emotiva che sentite dentro.

Se queste indicazioni sono troppo difficili da mettere in atto per voi, e soprattutto se questi comportamenti si ripetono nel tempo diventando sempre più frequenti,  rivolgetevi ad uno Psicologo, considerando che è unapersona estranea, ma preparata sul problema: scoprirete che non siete gli unici a vivere questo disagio e che qualcosa per aiutarvi si può fare.



Fonti:

- “Self-injury, you’re not the only one” – Deb Martison

- “Autolesionismo” – Roberto Cavaliere

- “Autolesionismo: donne che si tagliano. Una questione privata.” – Emilia Wanderling e Daniele Russo

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64 Commenti

  • 15 aprile 2010 | Permalink |

    Cara Valentina,
    a 14 anni si può amare e ci si può innamorare, anche se in maniera molto diversa dall’amore degli adulti. Quando ci innamoriamo, che siamo grandi o adolescenti, c’è quasi sempre un motivo per cui siamo attratti da una persona. E’ possibile che nel tuo prof tu stia cercando un papà che ti voglia bene, magari perchè è più affettuoso e comprensivo di tuo padre?
    Rispetto ai tagli, hai ragione, non puoi continuare così, altrimenti rischi di vivere per i tagli e comincerai a sentirti sempre più sola.
    Secondo me fai benissimo a confidare questo problema al tuo professore, perchè aldilà dell’amore, se è una person comprensiva e di cui ti fidi, ti saprà sicuramente consigliare a chi rivolgerti.
    Un abbraccio e mi raccomando, chiedi aiuto, nessuno può farcela da solo!

  • Valentina
    16 aprile 2010 | Permalink |

    Grazie per avermi risposto….
    Mio padre è una persona fantastica, mi vuole bene anche se non lo dimostra Sempre… Anche se quello che non sopporto di lui è che sminuisce Sempre I problemi degli altri e ingigantisce I suoi…. Ad esempio se io sono un po’ giù lui mi chiede cos’ho, io rispondo che sono problemi miei e lui mi dice “ma che problemi puoi avere tu, che sei una bambina?! Volevo farti stare al mio posto, ti saresti già sparata!!”
    è una risposta che non conta, lo so… Ma mi da fastidio!
    Allora faccio bene a dirglielo… Lui è molto dolce e sono sicura che non mi prenderebbe in giro… Ma se mi chiedesse il motivo del mio autolesionismo? Se gli rispondessi la verità probabilmente si allontanerebbe da me e starei ancora più male, ora che abbiamo un rapporto molto bello…..
    Ma non riuscirei a mentire inventandomi una scusa…. Mia madre vide i tagli un giorno e le dissi che era il gatto di un’amica… Ma a lui non riuscirei a mentire, a nascondergli il motivo se me lo chiedesse… :(

  • 19 aprile 2010 | Permalink |

    Cara Valentina,
    anche se la tua sofferenza d’amore è reale, io non credo che sia il vero motivo per cui ti tagli. Ci sono tante ragazze che hanno amori difficili, ma non tutte si tagliano. Con questo non voglio dire che tu non stia davvero soffrendo per amore, ma solo che ci sono delle motivazioni più profonde per cui lo fai, qualcosa che è dentro di te e che neanche tu riesci a spiegarti e a comprendere. Magari non ti senti capita da chi ti sta intorno, ma sono sicura che c’è qualcuno di cui puoi fidarti.
    Se non te la senti di dirlo a lui, cerca di parlarne comunque con una persona adulta che può aiutarti e accompagnarti da uno specialista. Magari a scuola c’è qualche altro professore di cui ti fidi, uno psicologo scolastico, una zia o una cugina più grande. L’importante è che tu non rimanga sola con la tua sofferenza.
    Un abbraccio forte

  • Valentina
    20 aprile 2010 | Permalink |

    Glie ne ho parlato ieri… Gli ho chiesto se poteva fermarsi 10 minuti dopo il pomeridiano, e alla fine abbiamo parlato per un’ora e mezza. Era un po’ impressionato, ma ha capito, mi è stato vicino… Ha detto di trasformare l’energia in qualcosa di positivo, costruttivo…. Abbiamo chiacchierato un po’…. È stato bello. Mi ha fatto sentire compresa, non succedeva da tempo. Ha detto che ne avrebbe parlato con lo psicologo della scuola, anche se di solito non lavora con le prime, ha detto che avrebbe fatto di tutto per farmi smettere, è stato davvero salutare parlare con lui. La prossima volta mi controlla i tagli, se mi viene l’impulso di farlo “pensa a me, ci resterei male….” diciamo che ha trovato il mio punto debole: lui. Speriamo vada tutto bene….

  • 22 aprile 2010 | Permalink |

    Ciao Valentina,
    mi fa piacere che tu abbia trovato il coraggio di parlarne con lui, sei sulla buona strada, non mollare!

  • Valentina
    23 aprile 2010 | Permalink |

    Si, mi è molto d’aiuto, è da lunedì pomeriggio che non mi taglio… Ma in compenso ho come delle crisi d’astinenza in cui tremo tutta, piango senza riuscire a smettere e mi arrabbio con tutti.
    Poi mi succede una cosa strana: inizio a ridere, anche per una stupidaggine, rido tantissimo… Ma dopo poco tempo dal riso comincio a piangere, a piangere molto…. A che può essere dovuto?
    In questi giorni non riesco più a studiare, piango tutto il pomeriggio! E oggi c’era il compito di latino e ho fatto schifo. E mi manca il professore, che si trova in gita con le quinte in Norvegia… Sono disperata, in più ho una voglia matta di tagliarmi ma non posso perché l’ho promesso a lui!!! :(

  • 15 settembre 2010 | Permalink |

    L’ho fatto di nuovo… non sono riuscita a farmare il mio cervello quando ho preso quella lametta in mano.. da quanto va avanti? Forse troppo per ricordarlo.. e più che passa il tempo più che i tagli diventano profondi.. Ed è come fare sesso con qualcuno che non dovresti…la voglia, il desiderio sono irrefrenabili…ma poi sale l’angoscia, il senso di colpa… vorrei poter ricucire quella pelle…
    E’ terribile..e ho paura di non uscirne..

  • 18 settembre 2010 | Permalink |

    Cara Marta, capisco quanto sia angosciante la situazione in cui ti trovi. Perchè non ti fai aiutare? Non siamo fatti per stare da soli al mondo, qualcuno che può darti una mano c’è sicuramente. Parlane con chiunque, un’amica, un prof, una cugina e fatti indirizzare da uno specialista. Non c’è davvero niente di male a chiedere aiuto.

  • 20 settembre 2010 | Permalink |

    Cara Lucia,
    hai ragione ma in questo momento non riesco proprio a capirlo.. Perchè parlarne così è facile.. si comunque “coperti” da uno schermo, da uno sorta di pellicola che non ci fa mettere in prima persona davanti al “problema”, al fatto..
    Comunque non molto tempo fa sono riuscita, in un momento di terribile sconforto, a parlarne con un amica.. però da parte sua non c’è stata nessuna considerazione del problema.. e in questi mesi, questa sua reazione, mi ha fatto pensare che infono allora non è nulla di che..
    Da qualche settimana poi mi sono decisa ad andare da una psicologa che mi ha confermato l’esistenza di un problema.. però purtroppo non posso intraprendere ( a livello economico) una terapia..e quindi sono stata costretta ad abbandonare le sedute..
    Sono convinta che prima o poi il problema si risolverà..che tutto passerà.. però intanto continuo a stare male.. dentro e fuori..
    Grazie per aver “ascoltato”.. è bello parlarne con qualcuno che ti capisce…

  • 20 settembre 2010 | Permalink |

    Grazie a te Marta, per averci raccontato la tua storia!
    Il mio consiglio è di non scoraggiarti: il fatto che un’amica non ti abbia capito, o magari non abbia avuto la forza di aiutarti, non significa che tutti sono uguali.
    E rispetto alla terapia, ci sono i consultori e i DSM a cui puoi rivolgerti pagando solo il ticket (e a volte neanche quello). Ogni Comune ne ha, se mi dici dove abiti possono trovarti il numero di quello più vicino.
    Pensaci Marta e in bocca al lupo!

  • 21 settembre 2010 | Permalink |

    Crepi il lupo!
    La ringrazio nuovamente.. anche per l’aiuto che mi ha offerto, io sono di Firenze.. In questo momento la forza di parlarne con qualcuno faccia a faccia sento che mi manca..Perchè è come se questa cosa si fosse radicata in me sempre di più..
    Però voglio davvero provare a smettere. Voglio tornare a vivere.. perchè questa non lo è.. La paura di essere scoperti. L’ansia di dover fingere con le persone care. Il tormento di poter essere giudicata una pazza. Gli occhi della gente addosso mentre cammino per strada come se loro sapessero cosa nascondo, le ferite che mi faccio, il dolore che mi provoco.
    Mi sento un inutile peso della società.. c’è gente, persone che soffrono davvero, che stanno male, che vorrebbero vivere e invece sono costrette in letti di ospedali.. ed io..io mi procuro del male, io non sono felice.. Vorrei aiutare gli altri, chi sta peggio di me.. Ma forse prima devo aiutare me stessa.
    Grazie per l’ascolto, per l’aiuto.. grazie di tutto!

  • jvv
    27 settembre 2010 | Permalink |

    ciao,
    io ho iniziato a tagliarmi da qualche mese ormai, lo faccio abbastanza spesso anche a scuola ma la cosa forse strana o forse no è che io, a differenza di tutti quei casi citati in cui è il sangue da il piacere e il sollievo ,non riesco a tagliarmi tanto a fondo. Non so dire se è per la paura del dolore o solo perchè sono talmente inutile che non riesco neanche a tagliarmi come si deve.Io non voglio guarire(se questa è una malattia) perchè quando mi taglio io mi sento bene e sento che il mio dolore si rompe con la mia pelle quando la fendo con le forbici o mi colpisco con le cose appuntite, credo che per smettere di tagliarmi avrei bisogno solo di una vita migliore e la cosa non è tanto semplice.

  • jvv
    27 settembre 2010 | Permalink |

    ciao,io mi taglio da qualche mese ormai, mi taglio perchè sono una sfigata sola, ma soprattutto perchè il dolore che provo è troppo perchè possa stare solo dentro di me , allora mi taglio per farlo uscire ma per quanto non mi importi del dolore che provo quando mi taglio non lo faccio mai a fondo da farmi uscire il sangue (o almeno non tanto quando vorrei) , ma non lo faccio per volontà è solo che non succede, che sia così inutile da non riuscire neanche a tagliarmi per bene?.

  • 1 ottobre 2010 | Permalink |

    Cara jvv, capisco come ti senti, anche se mi dispiace perchè sono convinta che ci siano molti altri modi per far uscire il dolore che provi. parlane con qualcuno e chiedi aiuto, penso che tu ti sia accorta, notando quanti commenti ci sono a questo articolo, che molte altre ragazze si trovano nella tua situazione.
    Un abbraccio

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