Ritalin: bimbi piu’ buoni o drogati?

Sebbene sia una Psicologa e non una Psichiatra, premetto di non essere contraria alla somministrazione di farmaci quando è necessario. Talvolta, quando un collega medico somministra dei buoni farmaci ad un paziente, apre la strada a noi psicologi per attuare al meglio il nostro intervento. Le parole d’ordine in questi casi sono moderazione e chiarezza dell’intervento.

Più complicata è invece la questione rispetto all’opportunità di dare farmaci ai bambini. Mi riferisco all’annoso dibattito sul Ritalin1 , un’amfetamina a base di Metilfenidato, prodotta dalla casa farmaceutica “Novartis”. Dal marzo del 2003 questo prodotto, prima inserito nella lista degli stupefacenti nella stessa famiglia della cocaina e di altre amfetamine, è stato spostato in quella degli psicofarmaci e commercializzato inizialmente solo negli Stati Uniti. Dal 2007 la commercializzazione è stata autorizzata anche in Italia.

Per cosa viene usato?

Il Ritalin è utilizzato nei bambini per la sindrome ADHD, la sindrome da deficit dell’attenzione e iperattività, un disturbo del comportamento caratterizzato da inattenzione, impulsività e iperattività motoria che rende difficoltoso e in taluni casi impedisce, il normale sviluppo e l’integrazione sociale dei bambini.

Il DSM IV definisce questa sindrome sulla base dei seguenti criteri:

Almeno sei di questi sintomi, indipendentemente dal gruppo di appartenenza (attenzione, iperattività, impulsività) devono essere presenti da almeno 6 mesi, oltre ad essere abbastanza gravi da pregiudicare il normale sviluppo della persona e la sua integrazione e partecipazione alle attività proprie della sua età.

Sfera della concentrazione: attenzione

Spesso non riesce a concentrarsi sui dettagli o commette errori imputabili apparentemente alla fretta e alla poca cura nei compiti, nel lavoro o in altre attività

Spesso il bambino non studia

Spesso ha difficoltà a mantenere l’attenzione al compito assegnatogli e nelle attività di gioco

Spesso sembra non ascoltare quando gli si parla direttamente

Spesso sembra non segue le istruzioni impartite e sbaglia nel completamento di compiti scolastici, lavori di casa o incarichi del suo ufficio (non a causa di comportamento oppositivo o errata comprensione delle istruzioni)

Spesso ha difficoltà a organizzare compiti e attività

Spesso evita, non gradisce o è riluttante a iniziare attività che richiedono un impegno mentale prolungato (come compiti di scuola o casalinghi)

Spesso perde gli oggetti necessari alle attività (giocattoli, materiale scolastico dai compiti ai libri alle penne)

Spesso è distratto da stimoli esterni

Spesso dimentica le consegne o ciò che deve fare nella giornata.

Sfera motoria: iperattività

Spesso manipola oggetti che ha in mano o le dita, muove i piedi o si aggiusta continuamente sulla sedia

Spesso si alza in classe o in altre situazioni nelle quali ci si aspetta che stia seduto

Spesso corre, sale su sedie e banchi, si arrampica al di fuori delle normali attività di gioco (negli adolescenti o nell’età adulta questo comportamento viene soppresso, sublimato in tambureggiamenti delle dita o dei piedi o in altri movimenti continui del corpo)

Spesso ha difficoltà a partecipare a giochi o attività di svago in modo tranquillo e partecipativo

Spesso sembra pronto a partire o agisce come mosso da un motorino

Spesso parla eccessivamente

Sfera comportamentale: impulsività

Spesso dà la risposta prima che si completi la domanda

Spesso ha difficoltà ad aspettare il proprio turno

Spesso interrompe o si intromette nelle conversazioni degli altri

Dov’è il problema?

Il dilemma sul somministrare o meno questo farmaco ai bambini sorge dal fatto che questo disturbo è veramente complesso da diagnosticare, anche perchè nel 70% dei casi si presenta in associazione con altre problematiche. Tra l’altro il test utile alla diagnosi2 , che i genitori possono somministrare ai loro figli problematici è a mio parere veramente un pò troppo rudimentale: anche se il suo esito non porta ad una diagnosi ma invita ad accertamenti, capirete il rischio di allarmismi e psichiatrizzazione di bambini un pò discoli.

Le domande che dobbiamo farci in questa delicata faccenda sono: Qual è il limite tra la vivacità naturale di un bambino e l’iperattività? Che cosa significa per noi educare i nostri bambini? E’ sufficiente che un bambino sia troppo chiacchierone o impulsivo per bombardarlo con una roba chimica che lo spersonalizza rendendolo ubbidiente? Questo dipende molto dall’idea che abbiamo di salute e malattia.

Per non parlare degli effetti collaterali mostruosi che questo farmaco comporta, anche se non ancora accertati dato il breve tempo in cui questo farmaco è legalemente in commercio: oltre al rischio dipendenza che è molto verosimile, pare che il Ritalin possa rallentare la crescita in altezza dei bambini, determinare episodi psicotici, illusioni paranoiche, allucinazioni e comportamenti anomali, simili alla tipica tossicità delle anfetamine. Non solo, secondo alcuni studi sembra che la sua assunzione comporti il rischio di ictus, l’insorgenza di crisi maniaco-depressive, la morte improvvisa per arresto cardiaco3 e addirittura abbia spinto alcuni soggetti al suicidio.

I fatti di cronaca

Nelle scuole di Bologna l’Associazione Agap ha organizzato una serie di incontri in cui spiegava la funzionalità del farmaco ai bambini stessi e ai genitori. Secondo quanto denuncia l’associazione “Giù le mani dai bambini“, L’Agap non si limitava a spiegare, ma lo pubblicizzava, consigliando ai genitori modi alternativi di procurarselo bypassando gli sbarramenti legali. Beh, la procura di Bologna ha scagionato l’associazione, limitandosi a farle un blando rimprovero e imponendo che agli incontri fosse presente un medico dell’ASL.

La somministrazione di psicofarmaci ai bambini nel nostro paese negli ultimi anni è salita di circa il 300%. E scusate se è poco.

  1. al seguente link trovate il foglietto illustrativo: http://www.aerrepici.org/metilfenidato.htm []
  2. http://www.aifa.it/dsm_genitori.htm []
  3. Volkow N., et al. (1998). “Dopamine Transporter Occupancies in the Human Brain Induced by Therapeutic Doses of Oral metilfenidato” []

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