Lei è stesa sul lettino di quell’ospedale periferico e un pò decadente e guarda la finestra con la testa vuota. La pelle bianca e rossa sembra una meringa esposta nel bancone di una pasticceria affollata a ora di pranzo.
Ore 13.00. Arriva l’orario delle visite. Non ne ha voglia e sospira agitando la chioma rossiccia sul guanciale. Io sono arrivata un pò prima a trovare mia zia che mi accoglie con un sorriso. Mi sembra più contenta di vederci della ragazza magra e bianca che sospira nel suo lettino. Basta la noia di non sentirsi bene e di stare in un lettino d’ospedale, seppur terribile, per produrre un’espressione tanto affranta? Mi sembra quasi che nello sguardo di quella ragazza si perda in un abisso l’universo intero. Mi sento angosciata solo a guardarla.
Lascio perdere un pò le sorti della vicina di letto per dedicarmi un pò a mia zia che non sta messa bene. Il tempo di tranquillità per noi è poco perchè nel giro di qualche minuto la stanza si riempie dei familiari della ragazza rossa, che alla loro vista sospira ancora più pesantemente. Non posso fare a meno di tendere l’orecchio alle loro conversazioni, m’incuriosisce molto captare qualche notizia sulla storia della nostra vicina di letto, nemmeno so perchè. Eppure ascolto.
“Marò, a mamma”- la apostrofa una signora col volto solcato dalle rughe che si producono spesso in chi usa una mimica facciale molto colorita per tutta la vita.- “Io ancora non capisco perchè, ma perchè? Vedi mò che sole, se non avevi fatto la stronzata te ne andavi al mare invece di stare buttata qua. E mò chissà la schiena se la recuperiamo, il dottore non lo sa, dice che dobbiamo aspettare qualche giorno per sapere. Madonnina mia aiutaci tu!” – piange senza lacrime battendosi il petto in maniera scenografica.![]()
Il bel viso della ragazza si contrae appena un poco, un altro sospiro ancora più profondo, poi volge di nuovo lo sguardo alla finestra senza dire una parola. Gli occhi profondissimi sembrano svuotati , come biglie di vetro.
“Bella di zia, non ti preoccupare” – continua una mora procace che ha i tratti simili alla prima- “quando torni a casa staremo tutti i giorni da te, ci faremo delle belle e luuunghe chiacchierate, poi scenderemo, ci faremo delle passeggiate, non fare come prima quando stavi sempre a casa, buttata sul letto senza fare niente. Perciò poi hai fatto quello che hai fatto, perchè non pigliavi mai un pò d’aria, sempre con quei libri dalla mattina alla sera e quei cd mosci, ma da oggi si cambia musica!” – Ride facendo eco agli altri familiari, che annuiscono alle parole delle due signore, anche se nessuno guarda la ragazza.
Le due continuano a parlare in cantilena, ripetendo tutte le cose meravigliose che l’aspettano quando uscirà dall’ospedale e, apostrofandola con un’isterica nenia, raccontano quanto tempo le dedicheranno e come staranno attente a non lasciarla mai sola. Lo sguardo della ragazza adesso è davvero disperato, ma nessuno lo nota. E soprattutto nessuno pronuncia mai la parola, quella che spiega chiaramente e crudelmente il motivo per cui quella bella e giovane rossa è lì.
Al gruppo si aggiunge anche mio zio che conosce la vicenda. Lui è incazzato, incazzato nero con quella ragazza. Perchè sua moglie lotta per la vita con le unghie e con i denti e non riuscirà a trattenerla, mentre quella ragazza che scoppia di salute voleva dar via la vita saltando dal balcone. Lui proprio non ce la fa a star zitto, non si trattiene. Alza la voce con tono di rimprovero, rivolgendosi direttamente alla ragazza che torce il lenzuolo con le mani senza dire una parola. – “Ma io proprio non capisco, ma perchè hai fatto questo? Tu sei una bella ragazza, giovane, la vita è unica, è un bene prezioso, solo Dio può decidere quando ce ne dobbiamo andare. Ci sono tante cose belle a cui pensare, è estate, c’è il sole, guarda quante persone che tieni intorno e che ti vogliono bene. E pensa a che dolore hai dato a tua mamma!” – la signora annuisce continuando il suo piagnucolio di sottofondo senza che una goccia righi le sue guance.
Strattono mio zio, lo prendo in disparte e cerco di farlo smettere. Conosco la sua disperazione ma provo. Provo a fargli capire che la ragazza adesso è disperata e che se l’ha fatto a lei la vita non sarà sembrata tanto bella. Chi tenta di togliersi la vita non crede di dare del dolore ai familiari, anzi, spera così di liberarli dal peso della sua sofferenza e di dar loro una vita migliore. Sente che quella è l’unica soluzione ed è convinto che nessuno possa aiutarlo. E il senso di colpa è l’enorme peso che si porta sulle spalle al punto di pensare che il proprio disvalore sia la causa dei problemi suoi, dei familiari e del mondo intero. Lo prego di evitare di alimentarlo con i suoi sermoni perchè è come gettare benzina sul fuoco. La chiamano depressione, ma è molto più di questo. E’ pura agonia in vita. Lui non ce la fa proprio a capire, è troppo arrabbiato e disperato per il suo bene che se ne sta andando, ma decide di trattenersi e starsene un pò lontano da quella ragazza che non riesce a capire.
La donna nel letto chiude gli occhi, proprio non ce la fa ad ascoltare e a vedere anche solo un’altra faccia addolorata. I capelli rossi sul cuscino risplendono ai raggi del sole che entrano dal balcone come un’aureola di sangue. Il cuore mi si riempie di dolore perchè scommetto che al prossimo tentativo non fallirà.




















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Il martirio…
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