<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
		>
<channel>
	<title>Commenti a: Autismo: una prospettiva nuova e pratica</title>
	<atom:link href="http://www.psicozoo.it/2009/02/07/autismo-una-prospettiva-nuova-e-pratica/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.psicozoo.it/2009/02/07/autismo-una-prospettiva-nuova-e-pratica/</link>
	<description>psicologia, disturbi della personalità, depressione, ansia, attacchi di panico, counseling</description>
	<lastBuildDate>Sat, 05 May 2012 10:31:02 +0000</lastBuildDate>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.3.2</generator>
	<item>
		<title>Di: Giuseppe Felaco</title>
		<link>http://www.psicozoo.it/2009/02/07/autismo-una-prospettiva-nuova-e-pratica/comment-page-1/#comment-182</link>
		<dc:creator>Giuseppe Felaco</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 May 2009 22:08:55 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.psicozoo.it/?p=261#comment-182</guid>
		<description>Mettere come limite il non limite

Il mestiere di genitore non si impara in una scuola di formazione alla
genitorialità ed esserlo di un bambino con handicap è ancora più
difficile. Non approfondiamo qui le diverse problematiche
dell&#039;handicap e di cosa esso sia in grado di suscitare nell&#039;animo di
un genitore. In particolare nel dover gestire il negativo che tali
stati d&#039;animo possono determinare sulla personalità del bambino, che
ha in sé tutta la forza della sua fanciullezza che lo spinge a correre
incontro alla vita, con strumenti che non sono proprio come quelli di
qualunque altro bambino. Le ore trascorse insieme, quando non sono
sovrastate dall&#039;ansia, dalla paura di non farcela, ritrovano un loro
svolgersi sereno. I momenti dedicati sono ricchi di dialogo, di parole
accompagnate da gesti, da carezze, da contatti affettivi, che rendono
ancora più forte la volontà di costruire la vicinanza col bambino.
Accrescono la necessità di accompagnarlo nel percorso dell&#039;esistenza,
affinché possa trovare, all&#039;incontro con il mondo esterno, un contatto
buono. Il genitore affida alla scuola il proprio figlio, la cosa più
importante, e si preoccupa di trovare, in essa, un dirigente che
faccia la differenza, che abbia voglia e capacità di accettare una
sfida. Quel signore sicuramente c&#039;è, basta cercarlo, forse non si
troverà nella scuola sotto casa, ma vale la pena scovarlo, se non si
vuole correre il rischio di ritrovarsi in una scuola con semplici e
demotivati insegnanti. Ci vogliono &quot;maestri&quot; sufficientemente onesti
da addossarsi personalmente il peso delle proprie responsabilità,
rivestendo a pieno il proprio ruolo, per affrontare così agevolmente
il difficile compito affidato. Un ruolo che richiede ed esige
comprensione, prudenza, capacità di insegnare e l&#039;impegno a dare buon
esempio per condurre il bambino a un contatto sereno col mondo. Il
genitore apprezza i sacrifici e riconosce i problemi che gli
insegnanti devono affrontare, sa che possono farcela a dare al bambino
l&#039;ispirazione giusta per sfruttare appieno il suo potenziale. Se solo
insegnassero, oltre alla sociologia, nozioni preziose per i rapporti
con gli altri, l&#039;autostima oltre all&#039;ortografia, il senso civico oltre
alle scienze, la tolleranza oltre alla grammatica e l&#039;entusiasmo per
la conoscenza oltre alla maestria nella materia. Se fossero
disponibili a mostrarsi come consulenti, amici, moderatori esperti di
dinamiche di gruppo, specialisti in difficoltà dell&#039;apprendimento,
oratori specializzati in motivazione, oltre che maestri esperti della
materia che insegnano. Se solo preparassero le lezioni con creatività
e dinamismo in modo da mantenere l&#039;attenzione di un gruppo numeroso,
con metodi di insegnamento fatti &quot;su misura&quot; per singoli studenti
ognuno con i suoi modi diversi di imparare e difficoltà di
apprendimento. Certo! Hanno scelto la professione che presenta più
sfide ma anche quella che offre più soddisfazioni di qualunque altra.
Anche se il loro lavoro non paga granché in termini di denaro, le
gratifiche psicologiche ed emotive sono enormi. Si parla della luce
negli occhi di uno studente che ha ritrovato la motivazione per
studiare, del sorriso che compare quando un concetto impossibile è
finalmente afferrato, della risata gioiosa di un bambino rifiutato che
è accettato dal gruppo, dei sorrisi pieni di gratitudine, degli
abbracci e dei &quot;grazie&quot; di genitori riconoscenti, di un biglietto di
ringraziamento scritto da uno studente &quot;perduto&quot; che invece decide di
continuare e di farcela, della soddisfazione interiore che si prova
sapendo di aver fatto la differenza, di aver fatto qualcosa che conta
veramente, di aver lasciato un segno indelebile per il futuro, per
così tante persone, per così tanto tempo. A volte nella vita, mettere
come limite il non limite, induce ad andare avanti oltre l&#039;apparente
confine, e scoprire, con gioia, che al di là della lotta tra il bene e
il male c&#039;è molto di più: C&#039;è la vita.

Giuseppe Felaco (genitore)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Mettere come limite il non limite</p>
<p>Il mestiere di genitore non si impara in una scuola di formazione alla<br />
genitorialità ed esserlo di un bambino con handicap è ancora più<br />
difficile. Non approfondiamo qui le diverse problematiche<br />
dell&#8217;handicap e di cosa esso sia in grado di suscitare nell&#8217;animo di<br />
un genitore. In particolare nel dover gestire il negativo che tali<br />
stati d&#8217;animo possono determinare sulla personalità del bambino, che<br />
ha in sé tutta la forza della sua fanciullezza che lo spinge a correre<br />
incontro alla vita, con strumenti che non sono proprio come quelli di<br />
qualunque altro bambino. Le ore trascorse insieme, quando non sono<br />
sovrastate dall&#8217;ansia, dalla paura di non farcela, ritrovano un loro<br />
svolgersi sereno. I momenti dedicati sono ricchi di dialogo, di parole<br />
accompagnate da gesti, da carezze, da contatti affettivi, che rendono<br />
ancora più forte la volontà di costruire la vicinanza col bambino.<br />
Accrescono la necessità di accompagnarlo nel percorso dell&#8217;esistenza,<br />
affinché possa trovare, all&#8217;incontro con il mondo esterno, un contatto<br />
buono. Il genitore affida alla scuola il proprio figlio, la cosa più<br />
importante, e si preoccupa di trovare, in essa, un dirigente che<br />
faccia la differenza, che abbia voglia e capacità di accettare una<br />
sfida. Quel signore sicuramente c&#8217;è, basta cercarlo, forse non si<br />
troverà nella scuola sotto casa, ma vale la pena scovarlo, se non si<br />
vuole correre il rischio di ritrovarsi in una scuola con semplici e<br />
demotivati insegnanti. Ci vogliono &#8220;maestri&#8221; sufficientemente onesti<br />
da addossarsi personalmente il peso delle proprie responsabilità,<br />
rivestendo a pieno il proprio ruolo, per affrontare così agevolmente<br />
il difficile compito affidato. Un ruolo che richiede ed esige<br />
comprensione, prudenza, capacità di insegnare e l&#8217;impegno a dare buon<br />
esempio per condurre il bambino a un contatto sereno col mondo. Il<br />
genitore apprezza i sacrifici e riconosce i problemi che gli<br />
insegnanti devono affrontare, sa che possono farcela a dare al bambino<br />
l&#8217;ispirazione giusta per sfruttare appieno il suo potenziale. Se solo<br />
insegnassero, oltre alla sociologia, nozioni preziose per i rapporti<br />
con gli altri, l&#8217;autostima oltre all&#8217;ortografia, il senso civico oltre<br />
alle scienze, la tolleranza oltre alla grammatica e l&#8217;entusiasmo per<br />
la conoscenza oltre alla maestria nella materia. Se fossero<br />
disponibili a mostrarsi come consulenti, amici, moderatori esperti di<br />
dinamiche di gruppo, specialisti in difficoltà dell&#8217;apprendimento,<br />
oratori specializzati in motivazione, oltre che maestri esperti della<br />
materia che insegnano. Se solo preparassero le lezioni con creatività<br />
e dinamismo in modo da mantenere l&#8217;attenzione di un gruppo numeroso,<br />
con metodi di insegnamento fatti &#8220;su misura&#8221; per singoli studenti<br />
ognuno con i suoi modi diversi di imparare e difficoltà di<br />
apprendimento. Certo! Hanno scelto la professione che presenta più<br />
sfide ma anche quella che offre più soddisfazioni di qualunque altra.<br />
Anche se il loro lavoro non paga granché in termini di denaro, le<br />
gratifiche psicologiche ed emotive sono enormi. Si parla della luce<br />
negli occhi di uno studente che ha ritrovato la motivazione per<br />
studiare, del sorriso che compare quando un concetto impossibile è<br />
finalmente afferrato, della risata gioiosa di un bambino rifiutato che<br />
è accettato dal gruppo, dei sorrisi pieni di gratitudine, degli<br />
abbracci e dei &#8220;grazie&#8221; di genitori riconoscenti, di un biglietto di<br />
ringraziamento scritto da uno studente &#8220;perduto&#8221; che invece decide di<br />
continuare e di farcela, della soddisfazione interiore che si prova<br />
sapendo di aver fatto la differenza, di aver fatto qualcosa che conta<br />
veramente, di aver lasciato un segno indelebile per il futuro, per<br />
così tante persone, per così tanto tempo. A volte nella vita, mettere<br />
come limite il non limite, induce ad andare avanti oltre l&#8217;apparente<br />
confine, e scoprire, con gioia, che al di là della lotta tra il bene e<br />
il male c&#8217;è molto di più: C&#8217;è la vita.</p>
<p>Giuseppe Felaco (genitore)</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Lucia Imperatore</title>
		<link>http://www.psicozoo.it/2009/02/07/autismo-una-prospettiva-nuova-e-pratica/comment-page-1/#comment-177</link>
		<dc:creator>Lucia Imperatore</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 May 2009 21:00:23 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.psicozoo.it/?p=261#comment-177</guid>
		<description>Caro Giuseppe, dal tuo commento affiora chiaramente tutto il percorso che hai affrontato per aiutare tuo figlio (o figlia, o nipote che sia), le disillusioni verso i mille approcci inconcludenti e frustranti, la rabbia verso la mancanza di coordinazione tra le figure professionali che hai incontrato, l&#039;angoscia di dare un futuro al tuo ragazzo che sia dignitoso e pieno. 
Conosco da vicino questi sentimenti anche se non con l&#039;intensità di un genitore, perchè passo la maggior parte delle mie giornate con i disabili e per ora sono gli unici figli che ho. Spesso mi ritrovo a rigirarmi nel letto pensando a come posso aiutare questi ragazzi ciechi, tetraplegici, ritardati, a ritagliarsi il loro spazio nella società, a lavorare, a farsi conoscere aldilà dell&#039;handicap, ad avere degli amici e perchè no, a conquistare una vita sentimentale e sessuale. 
I metodi che possiamo usare sono molti, i risultati poco codificati e difficilmente dimostrabili, gli ostacoli infiniti. Dunque bisogna scegliere e per farlo è necessario guardarsi dentro e chiedersi, come tu hai detto, quali sono i nostri limiti rispetto all&#039;handicap, noi psicologi, noi genitori, noi educatori, noi terapisti, tutti. 
Il mio limite ad esempio è quello di sperare di salvarli da una vita ritirata e diversa dagli altri, e questo desiderio viene direttamente da un senso di onnipotenza che chi lavora nel sociale spesso si ritrova e con cui bisogna fare i conti. Anche io come te condivido il fatto che la cura stia nell&#039;inserimento sociale, ma mi sono dovuta porre un limite perchè se lanci un ragazzo disabile allo sbaraglio non farò che frustrarlo e demoralizzarlo. Se voglio far stare un ragazzo disabile con i suoi coetanei, da un lato devo creare per lui occasioni di incontro con i cosiddetti &quot;normodotati&quot;, dall&#039;altro devo prepararlo per evitare che l&#039;eccessiva frustrazione lo spinga al ritiro completo. 
In che modo? Lavorando con lui sulla consapevolezza dell&#039;handicap e dei limiti, sulle possibili reazioni delle persone di fronte alla patologia, sulla sua personalità aldilà della disabilità, sulla sua famiglia, sulle sue insegnanti e su tutte le figure di riferimento.
E&#039; un compito troppo ambizioso? Forse sì, ma per come la vedo io è l&#039;unico possibile. Può richiedere anni, forse una vita intera, ma è necessario. Perchè non esistono manuali di psicoterapia per disabili, o approcci per il lavoro intrapsichico e interpersonale sul tema dell&#039;handicap? Possibile che un disabile sia solo un comportamento problematico da ridurre? Sarò folle, ma anche un disabile grave può prendere più consapevolezza di Sè ed esserci veramente nel mondo secondo le sue possibiltà, con un ruolo nella società ed una rete affettiva che non sia solo quella della sua famiglia, aldilà di ogni pietismo e assistenzialismo. Con i disabili va fatto un lavoro più profondo, meno meccanico, che coinvolga i nostri ragazzi e la società intera.

Ti saluto ringraziandoti per i preziosi spunti di riflessione che mi hai dato col tuo commento, spero che vorrai ancora far sentire la tua voce autorevole su Psicozoo.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Giuseppe, dal tuo commento affiora chiaramente tutto il percorso che hai affrontato per aiutare tuo figlio (o figlia, o nipote che sia), le disillusioni verso i mille approcci inconcludenti e frustranti, la rabbia verso la mancanza di coordinazione tra le figure professionali che hai incontrato, l&#8217;angoscia di dare un futuro al tuo ragazzo che sia dignitoso e pieno.<br />
Conosco da vicino questi sentimenti anche se non con l&#8217;intensità di un genitore, perchè passo la maggior parte delle mie giornate con i disabili e per ora sono gli unici figli che ho. Spesso mi ritrovo a rigirarmi nel letto pensando a come posso aiutare questi ragazzi ciechi, tetraplegici, ritardati, a ritagliarsi il loro spazio nella società, a lavorare, a farsi conoscere aldilà dell&#8217;handicap, ad avere degli amici e perchè no, a conquistare una vita sentimentale e sessuale.<br />
I metodi che possiamo usare sono molti, i risultati poco codificati e difficilmente dimostrabili, gli ostacoli infiniti. Dunque bisogna scegliere e per farlo è necessario guardarsi dentro e chiedersi, come tu hai detto, quali sono i nostri limiti rispetto all&#8217;handicap, noi psicologi, noi genitori, noi educatori, noi terapisti, tutti.<br />
Il mio limite ad esempio è quello di sperare di salvarli da una vita ritirata e diversa dagli altri, e questo desiderio viene direttamente da un senso di onnipotenza che chi lavora nel sociale spesso si ritrova e con cui bisogna fare i conti. Anche io come te condivido il fatto che la cura stia nell&#8217;inserimento sociale, ma mi sono dovuta porre un limite perchè se lanci un ragazzo disabile allo sbaraglio non farò che frustrarlo e demoralizzarlo. Se voglio far stare un ragazzo disabile con i suoi coetanei, da un lato devo creare per lui occasioni di incontro con i cosiddetti &#8220;normodotati&#8221;, dall&#8217;altro devo prepararlo per evitare che l&#8217;eccessiva frustrazione lo spinga al ritiro completo.<br />
In che modo? Lavorando con lui sulla consapevolezza dell&#8217;handicap e dei limiti, sulle possibili reazioni delle persone di fronte alla patologia, sulla sua personalità aldilà della disabilità, sulla sua famiglia, sulle sue insegnanti e su tutte le figure di riferimento.<br />
E&#8217; un compito troppo ambizioso? Forse sì, ma per come la vedo io è l&#8217;unico possibile. Può richiedere anni, forse una vita intera, ma è necessario. Perchè non esistono manuali di psicoterapia per disabili, o approcci per il lavoro intrapsichico e interpersonale sul tema dell&#8217;handicap? Possibile che un disabile sia solo un comportamento problematico da ridurre? Sarò folle, ma anche un disabile grave può prendere più consapevolezza di Sè ed esserci veramente nel mondo secondo le sue possibiltà, con un ruolo nella società ed una rete affettiva che non sia solo quella della sua famiglia, aldilà di ogni pietismo e assistenzialismo. Con i disabili va fatto un lavoro più profondo, meno meccanico, che coinvolga i nostri ragazzi e la società intera.</p>
<p>Ti saluto ringraziandoti per i preziosi spunti di riflessione che mi hai dato col tuo commento, spero che vorrai ancora far sentire la tua voce autorevole su Psicozoo.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Giuseppe</title>
		<link>http://www.psicozoo.it/2009/02/07/autismo-una-prospettiva-nuova-e-pratica/comment-page-1/#comment-176</link>
		<dc:creator>Giuseppe</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 May 2009 09:44:48 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.psicozoo.it/?p=261#comment-176</guid>
		<description>Per affrontare l&#039;handicap bisogna prima annullare la diversità con la normalità. Se vogliamo che raggiungano la normalità, dobbiamo fargliela vivere, no come fanno i domatori da circo (terapisti) con caramelle e zuccherini o con rimproveri e mortificazioni, oppure con rapporti collettivi dove i ragazzi si possono specializzare in altre stereotipie o ancora con manichei rapporti 1 a 1, mi chiedo e vi chiedo come si possono risolvere i problemi di relazione di un ragazzo isolandolo dai compagni e inoltre come si possa sentire un ragazzo sempre con gli stessi adulti. 
Normalità è lanciare una seria sfida alle etichette, agli approcci sistematici e superficiali, alle sempre nuove teorie che costringono a forzare la realtà, a quei sempre nuovi santoni che appaiono all&#039;improvviso e mettono in campo novità per autovalidarsi, all&#039;illusione di trovare la soluzione in un libro, ai camaleontici metodi che cercano le cause, ma non ne traggono i punti chiave per arrivare ad approcci corretti. Svegliamoci ora! Il tempo incalza.
La conoscenza e la socializzazione sono condizioni “indispensabili” per qualunque persona umana! In mancanza di ciò si creano i presupposti per la discriminazione sociale e l’emarginazione. Un forte e duraturo raccordo tra i diversi enti e le famiglie potrebbe dare soluzione alle nostre preoccupazioni e i nostri affanni. Ma, a quanto pare tutti preferiscono disimpegnarsi da tale progetto, forse perché si prevede un maggiore/diverso impegno o perché innovativo rispetto al passato? Il raccordo tra le parti è una condizione indispensabile, com’è indispensabile il raccordo e l’impegno di responsabilità degli insegnanti curricolari senza più nascondersi o delegare ma pronti ad assumere “il ruolo principale” nel realizzare e implementare ogni progetto scolastico. Queste sono le condizioni necessarie per migliorare la qualità di vita dei nostri ragazzi. C’è da dire che chiunque a qualsiasi titolo tratti l’handicap, se veramente intende farlo in modo proficuo per sé e per i soggetti portatori, deve continuamente porsi la seguente domanda: quali sono i miei handicap che non mi consentono di affrontare al meglio la questione disabilità?
Siamo su una piccola isola greca, Cos, sono gli anni tra il 450 ed il 400 a.C., Ippocrate, padre della Medicina, insegna ai suoi discepoli a curare gli ammalati scegliendo tra due strade: la prima consiste nel curare i sintomi con il loro contrario (contraria contraribus curentur), la seconda nel curare i sintomi con il loro simile (similia similibus curentur). Ippocrate infatti, osservando la Natura, aveva notato che molti dei fenomeni (sintomi) della malattia non sono altro che tentativi di guarigione; dunque perché non imitarli? Dunque perché non liberare la vis medicatrix naturae. 
Certo, perché non imitarli, perché non assecondare la Natura? Ma il problema è come imitarli. Esistono delle sostanze che possono imitare una malattia? E se si, come devono essere adoperate, in che quantità? Delle due vie ippocratiche verso la guarigione (&quot;contraria contraribus curentur&quot; e &quot;similia similibus curentur&quot;), Hahnemann volle percorrere la più ostica, oscura, difficile, quasi paradossale: &quot;similia similibus curentur&quot;, i simili si curino con i simili.
 

Giuseppe Felaco (genitore)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Per affrontare l&#8217;handicap bisogna prima annullare la diversità con la normalità. Se vogliamo che raggiungano la normalità, dobbiamo fargliela vivere, no come fanno i domatori da circo (terapisti) con caramelle e zuccherini o con rimproveri e mortificazioni, oppure con rapporti collettivi dove i ragazzi si possono specializzare in altre stereotipie o ancora con manichei rapporti 1 a 1, mi chiedo e vi chiedo come si possono risolvere i problemi di relazione di un ragazzo isolandolo dai compagni e inoltre come si possa sentire un ragazzo sempre con gli stessi adulti.<br />
Normalità è lanciare una seria sfida alle etichette, agli approcci sistematici e superficiali, alle sempre nuove teorie che costringono a forzare la realtà, a quei sempre nuovi santoni che appaiono all&#8217;improvviso e mettono in campo novità per autovalidarsi, all&#8217;illusione di trovare la soluzione in un libro, ai camaleontici metodi che cercano le cause, ma non ne traggono i punti chiave per arrivare ad approcci corretti. Svegliamoci ora! Il tempo incalza.<br />
La conoscenza e la socializzazione sono condizioni “indispensabili” per qualunque persona umana! In mancanza di ciò si creano i presupposti per la discriminazione sociale e l’emarginazione. Un forte e duraturo raccordo tra i diversi enti e le famiglie potrebbe dare soluzione alle nostre preoccupazioni e i nostri affanni. Ma, a quanto pare tutti preferiscono disimpegnarsi da tale progetto, forse perché si prevede un maggiore/diverso impegno o perché innovativo rispetto al passato? Il raccordo tra le parti è una condizione indispensabile, com’è indispensabile il raccordo e l’impegno di responsabilità degli insegnanti curricolari senza più nascondersi o delegare ma pronti ad assumere “il ruolo principale” nel realizzare e implementare ogni progetto scolastico. Queste sono le condizioni necessarie per migliorare la qualità di vita dei nostri ragazzi. C’è da dire che chiunque a qualsiasi titolo tratti l’handicap, se veramente intende farlo in modo proficuo per sé e per i soggetti portatori, deve continuamente porsi la seguente domanda: quali sono i miei handicap che non mi consentono di affrontare al meglio la questione disabilità?<br />
Siamo su una piccola isola greca, Cos, sono gli anni tra il 450 ed il 400 a.C., Ippocrate, padre della Medicina, insegna ai suoi discepoli a curare gli ammalati scegliendo tra due strade: la prima consiste nel curare i sintomi con il loro contrario (contraria contraribus curentur), la seconda nel curare i sintomi con il loro simile (similia similibus curentur). Ippocrate infatti, osservando la Natura, aveva notato che molti dei fenomeni (sintomi) della malattia non sono altro che tentativi di guarigione; dunque perché non imitarli? Dunque perché non liberare la vis medicatrix naturae.<br />
Certo, perché non imitarli, perché non assecondare la Natura? Ma il problema è come imitarli. Esistono delle sostanze che possono imitare una malattia? E se si, come devono essere adoperate, in che quantità? Delle due vie ippocratiche verso la guarigione (&#8220;contraria contraribus curentur&#8221; e &#8220;similia similibus curentur&#8221;), Hahnemann volle percorrere la più ostica, oscura, difficile, quasi paradossale: &#8220;similia similibus curentur&#8221;, i simili si curino con i simili.</p>
<p>Giuseppe Felaco (genitore)</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Lucia Imperatore</title>
		<link>http://www.psicozoo.it/2009/02/07/autismo-una-prospettiva-nuova-e-pratica/comment-page-1/#comment-22</link>
		<dc:creator>Lucia Imperatore</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Feb 2009 09:12:34 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.psicozoo.it/?p=261#comment-22</guid>
		<description>Caro Roberto, la ringrazio molto e approfitto anche per farle i miei complimenti e in bocca al lupo per la campagna a favore dell&#039;autismo che svolge sul suo sito. Ci sono molte informazioni utili specialmente per i genitori. Un abbraccio</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Roberto, la ringrazio molto e approfitto anche per farle i miei complimenti e in bocca al lupo per la campagna a favore dell&#8217;autismo che svolge sul suo sito. Ci sono molte informazioni utili specialmente per i genitori. Un abbraccio</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Roberto Rusticali</title>
		<link>http://www.psicozoo.it/2009/02/07/autismo-una-prospettiva-nuova-e-pratica/comment-page-1/#comment-21</link>
		<dc:creator>Roberto Rusticali</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Feb 2009 18:02:36 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.psicozoo.it/?p=261#comment-21</guid>
		<description>Ottimo Articolo. Compliementi a Lei e al Dottor Marino.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ottimo Articolo. Compliementi a Lei e al Dottor Marino.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: upnews.it</title>
		<link>http://www.psicozoo.it/2009/02/07/autismo-una-prospettiva-nuova-e-pratica/comment-page-1/#comment-19</link>
		<dc:creator>upnews.it</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 08 Feb 2009 10:06:40 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.psicozoo.it/?p=261#comment-19</guid>
		<description>&lt;strong&gt;Autismo: una prospettiva nuova e pratica - Psicozoo - Orientarsi nella giungla della mente...&lt;/strong&gt;

Alcuni incontri sono un’occasione straordinaria di crescita che ci stimola con nuovi spunti per riflettere sul mondo e sul nostro modo di pensare le cose. Quando finiscono ti rimane dentro la gioia di aver allargato il tuo orizzonte e la paura di non...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Autismo: una prospettiva nuova e pratica &#8211; Psicozoo &#8211; Orientarsi nella giungla della mente&#8230;</strong></p>
<p>Alcuni incontri sono un’occasione straordinaria di crescita che ci stimola con nuovi spunti per riflettere sul mondo e sul nostro modo di pensare le cose. Quando finiscono ti rimane dentro la gioia di aver allargato il tuo orizzonte e la paura di non&#8230;</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Autismo: una prospettiva nuova e pratica</title>
		<link>http://www.psicozoo.it/2009/02/07/autismo-una-prospettiva-nuova-e-pratica/comment-page-1/#comment-18</link>
		<dc:creator>Autismo: una prospettiva nuova e pratica</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 Feb 2009 19:23:13 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.psicozoo.it/?p=261#comment-18</guid>
		<description>[...] Articolo completo fonte: Autismo: una prospettiva nuova e pratica [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] Articolo completo fonte: Autismo: una prospettiva nuova e pratica [...]</p>
]]></content:encoded>
	</item>
</channel>
</rss>

