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La Palestina e il suo trauma: i sogni dei bambini

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I sogni rappresentano per noi psicologi e non solo, uno dei canali più utili a comprendere il senso che una persona da alla propria vita e il suo modo di percepire il mondo. I sogni ci aiutano a fare diagnosi, a prendere in considerazione aspetti che finora ci erano sfuggiti, ad incontrare i nostri pazienti nel momento di crescita che hanno raggiunto. I sogni delle persone non mi fanno paura, anzi, in quanto psicologa, mi sono amici.

Ma che dire dei sogni di questi bambini palestinesi?Come ci possono aiutare a capire quello che sta succedendo nel mondo e nelle menti dei ragazzi?

Il dottor Shafiq Masalha, Psicologo palestinese, ha raccolto circa 300 sogni di bambini rifugiati nei campi profughi della Cisgiordania. Consegnando a 150 bambini quaderni e matite colorate, ha chiesto loro di rappresentare, in forma scritta o tramite disegno, i sogni che ricordavano di aver fatto. I risultati sono stati terrificanti: il 78% di questi sogni riguardavano la politica e il 15% la propria morte per martirio.

Alcuni esempi di sogni:

– Una bambina di 11 anni sogna di avere attaccate al suo corpo delle bombe ed è di fronte al primo ministro Sharon ed al suo predecessore Barak: si fa esplodere, i due muoiono mentre loro sopravvivono.

– Un’altra bambina sogna di trovare un missile israeliano inesploso, così lo prende e lo lancia contro un insediamento. Molti israeliani morivano e la polizia imparava a costruirli per colpire ogni notte gli insediamenti dei coloni, finchè non scappavano.

– Una bimba tredicenne sogna ripetutamente un bambino che ha visto morire che le chiede aiuto.

– Suo fratello sogna il corpo di un suo compagno traforato dalle pallottole.

– Un ragazzo sogna che, mentre torna a casa da scuola, un missile israeliano lo colpisce e rimane decapitato.

I quaderni sono pieni di rosso e di nero, che rappresentano le due potenze in conflitto. I bambini si dipingono nei loro sogni come eroi, come coloro che metteranno fine all’occupazione, giocano alla guerra perchè sono stati educati a questo stato di cose. Conoscono solo questa realtà da quando sono nati, non riescono a rappresentarsi nemmeno in sogno, una vita diversa. Molti dei disegni terminano con la frase: “Vorremmo essere come tutti gli altri bambini”, a sottolineare il terrore profondo e il senso di privazione dell’infanzia che colpisce tutti i bambini nati all’ombra di un conflitto.

Il terrore viene alimentato dalle scene cruente che ad ogni ora la televisione locale trasmette per conservare intatto il senso di odio e di rivalsa dei Palestinesi verso gli Israeliani, così come ha sottolineato anche il dottor Iyyad Sarraj, del centro di Salute mentale di Gaza. Mi chiedo quali e quanti tipi di pazienti si rivolgano a questo centro, mi domando come sia possibile che la popolazione intera sia ancora sana di mente con quello che vive e che provoca ogni giorno.

I bambini traumatizzati vengono aiutati da piccole lezioni sul controllo delle paure (ad esempio canzoni che li distraggono dal suono delle pallottole) e sulle tecniche di sopravvivenza se la scuola viene bombardata. Le mamme si allarmano se i loro bambini fanno pipì a letto, sono svogliati o violenti a casa e a scuola. Non sanno che è il minimo e possono ritenersi fortunate.  I loro giochi sono “Palestinesi con Israeliani” e “I soldati”, si tirano pietre e mirano con la fionda.

Non abbiamo un’adolescenza innocente”, afferma il dottor Sarraj, “i bambini sono molto politicizzati e molto influenzati dalla situazione a cui sono esposti”. Perfino i desideri per il loro futuro sono contaminati dal clima di odio e di rancore verso gli israeliani: sognano di diventare soldati per proteggere le loro case, o peggio ancora martiri, perchè i genitori hanno detto loro che così andranno in Paradiso.

Eppure la morte è qualcosa di troppo lontano dai bambini, non può venire da loro. Per natura i bambini hanno paura della violenza e se ne difendono tirando fuori la loro aggressività. Il 93% di loro dichiara di sentirsi vulnerabile. Il 59% degli adolescenti sostiene che i propri genitori non hanno la possibilità di proteggerli. Dal 2000 al 2005 circa 760 bambini palestinesi sono stati uccisi e 2500 incarcerati. Di questi il 95% sono stati torturati o abusati in carcere.

Da un’infanzia così patologicamente deteriorata non possono che crescere adulti rabbiosi e crudeli torturatori che perpetreranno la logica dell’odio e della guerra.

Fonte: solleviamoci. wordpress. com

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