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Israele e il suo trauma

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Mi sono imbattuta in uno splendido articolo di una psicoterapeuta israeliana, Avigail Abarbanel, emigrata in Australia per ritrovare la serenità che aveva perso nel suo paese devastato dai conflitti. Mi ha commosso molto e vorrei condividerlo con voi. Per questioni di spazio mio malgrado non posso riportarlo tutto, cercherò di tradurne alcuni stralci (abbiate pazienza per eventuali errori di traduzione, faccio del mio meglio).

Per chi volesse leggere la versione completa, potete trovarlo al seguente link: http://www.avigailabarbanel.me.uk/gaza-2009-01-04.html

Nel suo articolo la  dottoressa Abarbanel sostiene che tutti gli scontri in cui la popolazione s’impegna per la creazione dello stato di Israele non siano altro che una forma di reazione al trauma psicologico delle persecuzioni subite, conducendo un illuminante paragone tra la reazione del suo paese e quella di una persona traumatizzata.

A voi le parole dell’autrice:

“Gli Israeliani non sono mai stati particolarmente gentili gli uni con gli altri. Questa è una delle ragioni per cui sono andata via. Quando avevo vent’anni ho cominciato ad essere stanca del clima di scortesia, di acrimonia e di rancore intono a me. Era un posto duro dove vivere, non per i nostri “nemici”, ma per come le persone si trattavano tra di loro…L’unica cosa che poteva unire le persone e tirar fuori temporaneamente un pò di gentilezza e di senso di solidarietà era la sensazione di trovarsi sotto una minaccia collettiva e in particolare di portare avanti una guerra per il bene comune. ”

“Israele e forse anche il resto del mondo, rifiutano di vedere che i problemi di Israele sono il risultato diretto del profondo trauma subito dagli Ebrei e delle sue conseguenze. La risposta israeliana al trauma è stata quella di armarsi fino ai denti, e di diventare un paese incredibilmente aggressivo, mentre perpetrava al suo interno e all’esterno il mito del vittimismo e della bontà. Come psicoterapeuta riconosco questa reazione al trauma. Alcune persone traumatizzate rispondono ad esso diventando molto forti e spaventosi. Questa è la reazione di chi è stato ferito, e una risposta al desiderio di non essere feriti di nuovo.”

“Sfortunatamente questo non è un modo buono o sano di vivere. Questa è un’esistenza che perpetua i conflitti interni, conduce all’isolamento e invita gli altri all’animosità. E’ difficile trasmettere buona volontà e gentilezza nel mondo quando il proprio mondo interno è basato sulla ricerca dell’avversario. Quello che è vero per i singoli individui può essere vero anche per le società intere. Israele ha avuto la possibilità di guarire il suo traumatizzato passato Ebreo ma invece ha scelto di perpetrare il trauma e di trasmetterlo alle generazioni successive. La vera creazione dello stato di Israele è una reazione al trauma. Se conoscete le dinamiche del trauma e le soluzioni che le persone cercano di trovare rispetto ad esso, potete capire perchè l’esistenza di Israele è sempre stata piena di problemi. Il fatto che Israele non abbia mai usato il suo sistema educativo e le istituzioni nazionali per facilitare la guarigione dal trauma è triste, ma non inusuale. Il trauma diventa così tanto una parte dell’identità della persona che ne soffre, che guarire significa cambiare il fondamento profondo di se stessi, qualcosa che la maggior parte delle persone, lasciate da sole, sono raramente preparate a fare. ”

“Il trauma è spesso accompagnato dalla negazione e le persone trascorrono le loro vite a cercare soluzioni al di fuori di sè. Nelle risposte aggressive e violente ai traumi, le persone sono portate a credere che sia ‘quella persona’ o ‘quel gruppo’ a causare il loro problema, e provano a fare qualcosa per ferirli o eliminarli. Le persone eventualmente vengono in terapia quando hanno provato tutto e realizzano che nessuna misura esterna può risolvere il loro problema, che deve esserci qualcosa in loro che devono mettere a posto. Sfortunatamente non tutti i tipi aggressivi vengono in terapia. Molti di loro finiscono in galera. Le persone con traumi irrisolti possono essere distruttive per gli altri, ma in fin dei conti, stanno vivendo un’esistenza insostenibile e sono distruttive per se stesse. Molte delle soluzioni che adottano durante la loro vita sono controproducenti e finiscono per danneggiare loro stessi, tanto quanto feriscono gli altri.”

“Gli Israeliani hanno assunto i Palestinesi come loro problema perenne, così da avere qualcuno da maledire ogni volta che il loro trauma raggiunge il punto clinico d’ingestibilità. Se Israele avesse voluto risolvere i suoi problemi con i Palestinesi, avrebbe potuto farlo molto tempo fa. Ma per fare questo Israele avrebbe dovuto compromettere il suo sogno razzista ed antidemocratico di costituire uno stato esclusivamente ebreo. E costituire uno stato esclusivamente ebreo è una reazione al trauma degli Ebrei, basata sulla semplice idea che gli Ebrei non sono al sicuro con i Non-ebrei e perciò hanno bisogno di un loro stato dove possono vivere separati dagli altri e quindi salvi. Abbandonare questo sogno richiederebbe una completa rivalutazione dell’identità e del sistema di valori israeliani ed ebrei. Non penso che Israele sia pronto per questo. Guarire è qualcosa che sfortunatamente, poche persone sono preparate a fare e immagino che lo stesso valga per intere società.”

Mi unisco alle riflessioni della dottoressa Abarbanel, non riferendomi però al solo popolo israeliano, ma anche a quello palestinese e in genere a tutte le civiltà che scontano i loro traumi con la guerra perpetua.

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