Se mio figlio non s’impegna in nulla…

Padoa Schioppa li chiamò “bamboccioni”, quei ragazzi che superati i 30 anni sembrano non avere ancora un indirizzo di vita, sono da decenni all’università, ma con scarsi risultati pur non avendo altre occupazioni e non ne vogliono sapere di cercare un lavoro, figuriamoci di mettere su casa.Non mi riferisco qui ovviamente ai precari o a coloro che si rompono la schiena per trovare una sitemazione, scontrandosi con le difficoltà della nostra epoca (quella che chiamano “la crisi”). Spero di non essere fraintesa.

Sto parlando di quei giovani che fanno disperare i genitori, poichè non s’impegnano nella ricerca di un’occupazione, o quando la trovano  fanno di tutto per perderla, arrivando tardi a lavoro, mettendosi in atteggiamenti di aperta opposizione con i titolari, o rinunciandovi volontariamente perchè a loro parere troppo faticosa, non confacente alle loro aspettive, svilente per la loro intelligenza e capacità. Spesso questi ragazzi chiedono molti soldi a casa, perchè pur non lavorando pretendono la gratificazione di tutte le loro esigenze, anche se superficiali (abiti firmati, moto, auto, divertimenti). Si svegliano tardi, fanno la colazione a letto, studiano poche ore, poi trascorrono con gli amici quasi tutto il giorno, non collaborando in nessun modo alle esigenze familiari. Non si prendono cura nemmeno delle loro faccende personali (non tengono in ordine il proprio ambiente, non provvedono a lavare o a stirarei propri abiti, sono dipendenti dai genitori o da altre figure significative per le faccende burocratiche che riguardano la propria auto o le tasse universitarie). Nelle relazioni sentimentali tendono ad essere poco affidabili e infedeli, non progettano la vita insieme al partner, o, se lo fanno, non s’impegnano a breve termine nel predisporre tutto il necessario o nel ricercare un’abitazione. Nei casi più gravi, questi ragazzi incorrono in problematiche di dipendenza, quali la tossicodipendenza, l’alcolismo o il gioco d’azzardo.

La psichiatria li definisce “caratteropatici”, “caratteriali”, o, nei casi più gravi “antisociali”, “psicopatici”, o “sociopatici”. Una vasta terminologia per indicare tutte le persone in cui “insorge periodicamente un bisogno o un desiderio molto forte, che li spinge verso la gratificazione immediata, anche quando tale gratificazione non viene approvata dagli altri…Inoltre, questa gratificazione comporta un tipo di rapporto oggettuale nel quale non è possibile alcun rinvio. L’oggetto desiderato non è un oggetto di contemplazione, ma deve essere posseduto immediatamente”(Arieti).

E’ come se per queste persone fossero attaenti solo le cose che danno un piacere immediato, mentre tutto quello che prevede la soddisfazione a lungo termine (lo studio, la gavetta nel lavoro, un impegno sentimentale importante) prevedesse un’attesa eccessiva per le loro capacità di sopportazione.

I familiari e i partner di questi ragazzi sono spesso disperati, ma spesso sviluppano un atteggiamento che li rinforza nel loro comportamento. Mi spiego. Questi genitori si arrabbiano con i figli, magari li rimproverano continuamente in modo aggressivo, danno loro dei “falliti”, fanno minacce di taglio dei viveri. Ma quali seri provvedimenti prendono per cambiare le cose? Purtroppo molto pochi.

Il caratteriale non “vede” l’altro come una persona con dei bisogni materiali e affettivi ed è spesso svalutante proprio con chi si prende più cura di lui, specialmente la mamma o il partner, dando per scontati l’amore e la dedizione che gli vengono rivolti come se gli fossero dovuti. Questo atteggiamento spesso crea in chi gli sta vicino una forte rabbia che sfocia in liti furibonde. Di fronte a questi attacchi frontali il caratteriale può mostrarsi indifferente o fare la vittima della situazione, quello incompreso dalla società, che non trova lavoro perchè il mondo non si rende conto delle sue grandi doti e non può certo accettare un’occupazione che le svilisca. A questo punto i familiari si sentono in colpa, credono di vedere un vero avvilimento nel caratteriale e non hanno il coraggio di mantenersi fermi nella rabbia e nella regola. Si entra così in un circolo vizioso, in cui il caratteriale sa che la ramanzina è il prezzo necessario per ottenere tutto quello che vuole, così lascia che la sfuriata abbia luogo senza farsi troppo il sangue amaro. Fatta la pace, torna il sereno e può tornare a chiedere e a ricevere, senza dare mai niente in cambio. Quelli che soffrono in questo caso, non sono i pazienti ma coloro che gli stanno vicini, non avendo la forza di mettere regole e limiti alle richieste.

Cosa fare per produrre un cambiamentio?Non è semplice modificare l’attegiamento di queste persone, poichè non sentono di avere un problema: loro stanno benissimo così, tutte le loro esigenze vengono soddisfatte con il minimo dello sforzo. E’ quindi la famiglia e la rete allargata che deve agire in maniera massiccia e senza esitazioni. Tutti, dal primo all’ultimo della famiglia, degli amici, dei conoscenti, devono cominciare a dirgli “No”. Non dargli denaro, non stirargli le camicie, se necessario addirittura non fargli da mangiare. E tutti devono rimanere fermi, sopportando il forte senso di colpa che ne consegue. Basta uno solo dei componenti dell’entourage del caratteriale che ceda a decretare il fallimento del tentativo di modificare il suo atteggiamento, poichè avrebbe a chi rivolgersi quando tutti lo spingono a darsi da fare. Impresa ardua, ma non c’è altra soluzione. Non sempre, infatti, accontentare una persona che amiamo significa fare il suo bene.

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