Eyes wide shut

maschera

Esce nel 1999 “Eyes wide shut”, l’ultimo splendido film di Stanley Kubrik, poco dopo la morte di uno dei registi contemporanei più controversi.Il film è tratto da “Doppio sogno”, celebre romanzo di Arthur Schnitzler, anche se traslato dalla Vienna degli anni ’20 alla New York degli anni ’90.

La trama. Famiglia apparentemente perfetta, lui, Bill (Tom Cruise) medico affermato, vive nella sua bella casa con la moglie Alice (Nicole Kidman) e la loro bambina di 7 anni. Fatta eccezione per qualche fuga in una dissociazione cannabinoide, i due sono proprio una coppia tranquilla, belli come il sole, pieni di soldi e riconosciuti nel loro contesto sociale. Ma ecco che l’ombra del dubbio s’insinua nella loro serenità. Invitati ad una festa in casa di un ricco amico, entrambi scoprono il piacere di essere lusingati da avances  e tentativi di seduzione che li aprono al mondo della tentazione. Così, tornati a casa lei, in preda ai fumi della marijuana, racconta al marito di una fantasia mai attuata, avuta tempo prima per un giovane ufficiale. “E che sarà mai?” vi starete chiedendo. Eppure la confessione spinge il marito incredulo ed incapace di accettare la possibilità che la moglie abbia desiderato qualcosa di diverso da lui, in un pellegrinaggio nella vita notturna di new York. Qui scoprirà un mondo sordido, fatto di prostituzione casalinga, padri papponi e sontuose orge massoniche in cui rischierà di perdersi. Ma tornerà a casa e la moglie saprà ogni cosa, per poi decidere insieme di svegliarsi dal terrificante sogno ad occhi aperti, con un piacevole e necessario ritorno alle gioie coniugali.

Il film è decisamente sensuale e sopra le righe, ma il suo messaggio a mio parere non è direttamente il sesso. All’interno di una coppia ben consolidata spesso si finisce per dare per scontata la conoscenza dei bisogni  e dei desideri dell’altro. Questo ci fa vivere sereni accanto al nostro partner, dimenticando così di avere vicino una persona, che ha dentro un intero mondo al quale noi non abbiamo il completo accesso. Così, quando riscopriamo che l’altro ha dei pensieri che non siamo in grado di controllare, lo sconcerto ci colpisce come un pugno in pieno viso. Non è necessario che l’altro agisca questi pensieri, è sufficiente che essi si discostino dall’idea che avevamo di lui. Cade l’idealizzazione dell’altro come “una cosa nostra”, perfettamente prevedibile ed emerge un’immagine per noi nuova, come se avessimo accanto un estraneo. La terra sotto i nostri piedi si frantuma, siamo disorientati e abbiamo la sensazione di perdere l’identità e la linearità della nostra vita. Come Bill, ci mettiamo a vagare tra le incognite,  con la sensazione di aver smarrito perfino noi stessi, per cercarci e ritrovarci.

L’esito di questo drammatico percorso in alcuni casi può essere la rabbia, la svalutazione, il desiderio di distruggere la persona che ci ha dato tanto dolore. Possiamo dirci fortunati, invece, se siamo capaci, non senza una buona dose di sofferenza, di utilizzare i nuovi elementi per avere un immagine più vera e completa dell’altro. Così la coppia si apre a nuove consapevolezze e noi saliamo un gradino in più nella scala della nostra crescita.

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Psicologa clinica, specializzata in Psicoterapia d’Integrazione Strutturale presso l’istituto SIPI di Napoli.

E’ responsabile del centro “H-anto a te” di San Sebastiano al Vesuvio, per l’inserimento sociale e lavorativo di persone diversamente abili e consulente presso la residenza psichiatrica Kairòs di Casoria.

Svolge l’attività privata presso le sedi del suo studio a Pozzuoli , in Via Oberdan 37/A e a Quarto (Na) in Corso Italia 111.

Per contatti: 331.5860110