
L’eminegligenza spaziale o neglect è un disturbo poco noto ai non addetti ai lavori, in grado di incuriosire chiunque ne senta parlare per la peculiarità delle sue manifestazioni cliniche.
A grandi linee questo disturbo consiste nell’incapacità a prestare attenzione, percepire, esplorare e agire nello spazio controlaterale alla sede della lesione cerebrale. In questa sindrome “il paziente si comporta come se non fosse più in grado di percepire e concepire l’esistenza di un lato dello spazio” (cito da Bisiach), negligendo completamente (o in parte) stimoli acustici, visivi e tattili provenienti dal lato controlesionale.
Il fenomeno di negligenza spaziale può apparire a seguito della lesione di numerose aree, corticali e subcorticali. Le aree corticali più frequentemente coinvolte sono la parietale e, in misura minore, la frontale. L’eminegligenza è solitamente attribuita ad una lesione dell’emisfero destro, ragion per cui mi riferirò qui al neglect sinistro, che rappresenta il quadro più tipico di questa sindrome.
Nella fase acuta della malattia, il paziente può manifestare una deviazione più o meno completa degli occhi e del capo verso il lato della lesione. Se gli viene rivolta la parola da sinistra, il paziente non risponderà e non si riuscirà ad attirare la sua attenzione verso sinistra o si rivolgerà verso il lato destro dello spazio. Il paziente mangia ignorando le posate e i cibi posti alla sua sinistra, limitandosi a consumare solo gli alimenti posti nella parte destra del piatto (forse così è più facile fare la dieta!).
Quando gli viene chiesto di contare le persone o gli oggetti posti davanti a lui, il paziente conterà quelle alla sua destra e si fermerà al centro, evitando quelle poste alla sua sinistra. Camminando o spostandosi in sedia a rotelle, spesso urterà con il lato sinistro contro le pareti o eventuali ostacoli senza adottare strategie per evitare gli incidenti. Quando il paziente si trova costretto da un qualsiasi ostacolo a scendere dal letto dal lato di sinistra, si accinge a farlo scavalcando la gamba di sinistra, incurante di eventuali ostacoli che si oppongono alla sua manovra.
Anche in assenza di emiplegia o emiparesi il paziente tenderà a trascurare gli arti di sinistra (neglect motorio, Critchley, 1953), trascinandoli lungo il corpo come se”dimenticasse” di usarli; spesso l’assenza di movimento degli arti di sinistra quando questo viene richiesto, contrasta con una normale capacità in azioni semiautomatiche come l’uso di un fazzoletto.
Se da un lato il paziente risulta capace di svolgere autonomamente attività elementari come nutrirsi o curare la propria persona, egli sembra non percepire ne’esplorare tutto ciò che si trovi nel lato sinistro del proprio ambiente o del proprio corpo, lato verso il quale non dirige alcuna attività: dimentica di infilarsi la parte sinistra degli abiti; i maschi non radono la parte sinistra del viso così come le donne abbelliscono e truccano solo la parte destra. Nel caso in cui la deambulazione non sia seriamente compromessa, il paziente può spesso essere scoperto ad aggirarsi per la corsia dell’ospedale perplesso e disorientato a causa della perdita di ogni riferimento spaziale in quella parte dell’ambiente che si trova, di volta in volta, alla sua sinistra.
Il disturbo spesso si manifesta nelle attività quotidiane, risultando così invalidante nella vita di tutti i giorni. A questo disturbo può essere associata somatoparafrenia, cioè la produzione di rappresentazioni deliranti con fantasie di non appartenenza degli arti plegici o di appartenenza al medico, o ancora misoplegia, la repulsione violenta verso i propri arti. Il paziente risulta evidentemente infastidito dall’arto sinistro, vissuto come “ estraneo”, tanto da chiedere che vengano rimossi.
Si può arrivare a casi estremi in cui la repulsione dell’arto è tale da richiedere il contenimento del paziente per evitare atti di violenza contro la propria gamba sinistra.
Il cervello è una macchina meravigliosa, ma quando perde colpi produce ben strani effetti.






















1 Commento
E’ proprio il caso di dire che… si trattava di un ‘uomo a metà’!